L'isola non trovata

....appare, a volte, avvolta di foschia, magica e bella, ma se il pilota avanza su mari misteriosi è già volata via, tingendosi d'azzurro, color di lontananza...

Il blog è il diario delle mie escursioni in kayak: da solo, con mia moglie o con vecchi e nuovi amici...perchè quando sono stufo delle autorità costituite prendo il largo e me ne vado in posti bellissimi e in altre storie...

giovedì 16 gennaio 2014

Tra Toscana e Ligura: foci del Magra, Montemarcello, Tellaro

E' una bigia giornata invernale, il 13 di gennaio.
La pianura padana è immersa in un aerosol in cui le percentuali di umidità, polveri, ossidi di azoto e inquinanti vari si mischiano in una miscela soffocante rendendo l'aria pesante e opprimente.
E' una di quelle giornate nelle quali la bassa pressione combinata all'assenza di vento ti schiaccia a terra, fatichi a respirare. Una di quelle giornate dove la voglia di scappare in un altrove diverso è fortissima, irresistibile.
In questi casi puoi salire in montagna a pestare neve o scendere al mare a respirare il profumo di elicriso.
Oggi è la volta dell'elicriso.
Partiamo da Parma alle 7,30 con Andrea e Chiara, i kayak già caricati dalla sera prima, cappuccino e brioches prima di entrare in autostrada e poi via veloci sulla A15 in direzione La Spezia.
Dopo il valico della Cisa e dopo Pontremoli si intravede il profilo patagonico delle Apuane: il Sagro, il Pizzo d'Uccello, il Pisanino, montagne violentate dalla cave di marmo, montagne più volte salite chiedendo permesso, montagne che amo profondamente.
Arriviamo al mare con tempo rimasto nuvoloso, molto umido, ma almeno si respira.
Decidiamo per un  giretto non molto lungo, così, tanto per sgranchirci le articolazioni e per riabituare la spalla di Andrea al movimento della pagaiata dopo un lungo periodo di sosta forzata e lontananza dal grande blu salato, che, per un quasi ufficiale di marina come lui, è pura tortura.
L'idea è quella di imbarcarci là dove l'alta costa ligure si abbassa fino a diventare pianura e chiamarsi Toscana, il confine è rappresentato dal fiume Magra che, dai bastioni dell'Appennino tosco-emiliano, va a gettarsi nel Tirreno. Poi risaliremo la costa ligure per un tratto breve, circa 16 km tra andata e ritorno, ma pregevole per le caratteristiche della costa e la presenza di deliziosi paesini, una volta di pescatori, ora votati al turismo estivo di massa.
Ci imbarchiamo a Fiumaretta, sulla sinistra idraulica delle foci del Magra, su spiagge coperte di tronchi e ramaglie portati dalle ultime mareggiate, faticando non poco a trovare un valico tra le recinzioni degli stabilimenti balneari, ormai muraglia cinese dalla Ligura di ponente alla Calabria.
In Inverno, con gli stabilimenti balneari chiusi, senza i motoscafi e la confusione estiva,  possiamo apprezzare questa porzione di territorio nella sua veste migliore, come poteva essere fino agli anni 50 del secolo scorso: Montemarcello verde e rigoglioso, le foci del Magra ampie, ricche d'acqua, alle spalle in lontananza l'Appennino e poi a destra le lunghe chilometriche spiagge di sabbia dorata della Versilia con  dietro, confinanti, le grandi (una volta) profumate pinete che incantarono il Vate conquistador di Trieste, ancora alle spalle la catena delle Alpi Apuane innevate e, subito dietro Forte dei Marmi, il Monte Altissimo, con la sua splendida parete ovest che, illuminata dal sole, assume riflessi rosa, poi sempre più tendente all'arancio, fino a diventare incendiaria nei tramonti estivi.
Che meraviglia.
Ma oggi la giornata è uggiosa, grigio su e grigio giù, anche se la visibilità è buona e il mare calmissimo.
Partiamo pagaiando lentamente, anche nel mezzo delle bocche del Magra. Se fossimo in estate ci sarebbe da pedalare veloci, con gli occhi ben aperti per schivare la fila di barche e motoscafi che, condotti dai diportisti della domenica, veri emuli di Nelson, Shackleton e Achab, escono dai rimessaggi del Magra e, con sprezzo del pericolo, azzardano la rischiosissima traversata fino alla Palmaria e al golfo di Portovenere.
Ma oggi non c'è nessuno in giro, solo un gozzo di pescatori e schiere di gabbiani.
Doppiamo Punta Bianca, uno sperone di calcare all'inizio del promontorio del Caprione. Da qui le cannoniere tedesche che facevano capolino dai bunker scavati nella roccia sparavano fino a Massa, una sorta di cannoni di Navarone che hanno combinato grossi guai alle navi alleate durante l'ultimo conflitto mondiale.
Passiamo davanti alla bella spiaggia grigia di Punta Corvo, raggiungibile con un ripidissimo e faticosissimo sentiero anche direttamente dal delizioso paesino medioevale di Montemarcello, poi costeggiamo, divertendoci a passare attraverso i giardini di roccia affioranti.
Arriviamo in vista di Tellaro, abbarbicato sulle rocce con le sue case colorate di rosa, arancio, giallo, tipicamente liguri, ed entriamo nel bel porticciolo dalla porta principale, con i kayak ci è concesso questo lusso.
Tutto deserto, del resto è un grigio lunedì invernale, niente tacchi a spillo, niente giap con Nikon al collo, nessun novello Briatore de noartri, nemmeno un cane in giro, solo un subacqueo indossa la muta per una battura di pesca, il silenzio ci avvolge, si sentono solo le campane che segnano l'ora.
Per chi ?
Ci mangiamo panini con salume e formaggio, pizza e una stecca di cioccolata, ma a star fermi c'è freddo, via si riparte subito.
Il ritorno è veloce cavalcando le onde lunghe che nel frattempo si sono formate, Chiara, un po' in crisi all'andata, tormentata dal torcicollo e cervicale, dopo essersi pappata la cambusa, si è ripresa e si vede da come fila e dalle minchiate che dice.......Andrea è soddisfatto, viaggia leggero, nessun problema alla spalla. Molto bene.
Arriviamo surfando al punto di imbarco.
Saluto il mare con un eskimo di riverenza.
Alla prossima.

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