L'isola non trovata

Il blog è il diario delle mie escursioni in kayak: da solo, con mia moglie o con vecchi e nuovi amici...perchè quando sono stufo delle autorità costituite prendo il largo e me ne vado in posti bellissimi e in altre storie...

lunedì 9 luglio 2018

Quattro foche randagie sull'Eridio

Domenica 1 luglio avevamo provato a scendere in Liguria, pur consapevoli dei rischi da sovraffollamento.
D'altronde la crisi di astinenza da kayak era troppo forte e ciò porta a comportamenti irrazionali e contro natura. E in effetti è stato un tragico errore. Eravamo partiti per puntare al parcheggio di Monterosso, direttamente sul mare e molto comodo per scaricare i kayak, ma nonostante la buon'ora era già stracolmo di auto e camper; siamo scappati allora a Riva Trigoso pensando che la spiaggetta nascosta dopo lo stabilimento della Fincantieri fosse perlomeno agibile, macchè niente da fare auto parcheggiate ovunque, e un solerte vigile motociclista, alla mia ingenua domanda se avessi potuto parcheggiare lungo la strada, mi ha redarguito dicendomi che con la mia multa il Comune avrebbe asfaltato un po' di strade comunali.........al che mi sono rotto definitivamente le palle e al colmo della frustrazione ho girato l'auto e me ne sono tornato in città.
La Liguria rimarrà off limits almeno fino a metà settembre, e quindi cosa può fare un poveromo dell'Emilia padana a cui piace pagaiare senza invecchiare sul volante ?
Quindi rimane sempre lui, il mio caro amatissimo Eridio, il mio buon ritiro nei mesi estivi per sfuggire dalla pazza folla.
E così ieri con Luigi e le relative consorti pagaiatrici ci siamo trovati ad inizio lago, noi con i nostri due Seabird Scott, Luigi e Antonella con il Qajaq Aqua e il Venture Capella.
Movimento lento, si pagaia con dolcezza e fluidità, assaporando questo piccolo smeraldo verde, lungo 10 km e il cui periplo richiede circa 22 km. di pagaiata. Normalmente verso il mezzodì si leva un bel vento da sud che gonfia il lago di ondine divertenti e permette a parecchi ospiti, molti dei quali olandesi, dei sette campeggi che circondano l'Idro, di cimentarsi con il kite surf, il wind surf e la vela.
Ma oggi il vento è appena abbozzato, i campeggi sono ancora poco frequentati e tutto è pace e tranquillità. Noi ci fermiamo alla spiaggia di Vesta, bagno e spuntino nel baretto annesso.
Il bello dell'Eridio sono proprio queste belle, piccole ma neanche tanto, spiaggette, con i loro baretti semplici ma carini, con i tavolini e sedie rosso sbiadito dell'Algida anni '70 e gli ombrelloni sponsorizzati magari "Campari" o "Punt e Mes", retaggi di un'Italia che non c'è più, semplicità montanara.
E si sta bene, forse proprio per questo qui si sta bene.
Non ci sono stupidi e inutili motoscafi, yatch e nemmeno nevica "firmato" nelle cime che lo circondano.
Qui vicino si estende la Val Vestino, pura Wilderness, uno dei posti più integri del territorio italiano, intatto come la definisce Mario Tozzi nel suo libro "L'Italia intatta".
Per alcuni i laghi sono tristi, specialmente l'Eridio che fortunatamente non è antropizzato, per me invece è una sorta di "laguna blu", uno di quei posti dove puoi ritrovare te stesso, semmai ti fossi perso.
Quanto durerà ? Non lo so, ma spero che le comunità locali sappiano resistere a folli tentazioni o ai soprusi degli speculatori che sanno ben mascherare i loro spesso luridi interessi con false motivazioni di interesse pubblico.
A completamento della giornata un'ottima pizza condita con prodotti assolutamente genuini e locali presso la pizzeria del paesino di Forno appena sopra Vestone (Vestù, il glorioso battaglione alpino Vestone della divisione Tridentina raccontato da Mario Rigoni Stern in "Il sergente nella neve".
 Luigi
 Antonella
la moglie...io non ci sono perché nessuno mi fa mai le foto...
 paesaggi
 sosta a Vesta

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