L'isola non trovata

Il blog è il diario delle mie escursioni in kayak: da solo, con mia moglie o con vecchi e nuovi amici...qui non si troveranno prove tecniche di kayak, mappe, indicazioni dettagliate di itinerari....o meglio, a volte, forse, anche questi....ma è piuttosto un blog emozionale dove talvolta si incrociano scampoli di letteratura, poesia e musica.... perchè l'andare in kayak suscita emozioni, vibrazioni e ribellioni...e perchè quando sei stufo delle autorità costituite prendi il largo e te ne vai in posti bellissimi e in altre storie...

domenica 28 luglio 2019

Sardegna costa del sud: acque cristalline a Capo Spartivento

Tra la torre di Chia e la torre di Capo Malfatano si estende un tratto di costa molto vicina alla mia idea di Paradiso: spiagge bianchissime con stagni popolati da fenicotteri rosa, isole, giardini di roccia, piccoli fiordi, grotte e un'acqua che più trasparente e cristallina non si può.

Mi sarebbe dolce naufragare qui e vivere come Robinson............

 il faro di Capo Spartivento

venerdì 5 luglio 2019

Alla Palmaria per il Coastal Sea Kayak Award

Il 29 e 30 giugno sono stato all'isola della Palmaria, con l'amico Luigi, in campeggio libero per frequentare il corso-brevetto tenuto da Tatiyak, ai fini di acquisire il Coastal Sea kayak Award di British Canoeing, ovvero il vecchio brevetto 4 stelle senza la parte dedicata alla preparazione del leader.
Era da tempo che avevo intenzione di farlo ma sempre, per varie ragioni, rimandato. L'intenzione era quella di migliorare ulteriormente il feeling con il kayak in condizioni di mare mosso e vento forte, dopo aver già acquisito il brevetto 3 stelle e aver fatto il corso di navigazione costiera e studio delle correnti di marea sempre secondo lo standard di British Canoeing.
Così quando Tatiana ci ha dato disponibilità per quelle date sia io che Luigi abbiamo accettato con entusiasmo, anche perché, non essendoci altri partecipanti, avremmo potuto personalizzare al massimo le lezioni di Tatiana.
Quello che non avevamo messo in conto è stato l'anticiclone africano che ha portato temperature prossime ai 40° e che di fatto ha impedito che si creassero quelle condizioni di mare e vento necessarie per acquisire questo brevetto avanzato, l'esame finale è stato quindi rimandato ad una prossima occasione e, forse, per quanto mi riguarda, è stato meglio così visto il mio poco allenamento in kayak di questi ultimi mesi e la mia attuale scarsa forma fisica.
Del resto per noi padani senza mare e senza laghi riuscire a pagare con regolarità è davvero un problema se tutte le volte devi farti quasi due ore di auto, sostenere i relativi costi, lottare per un parcheggio, carissimo, ad una distanza decente dal punto di imbarco e magari farti un'altra ora o due di coda al ritorno. In estate l'A15 Parma-La Spezia si trasforma in una vera e propria bolgia infernale. Così a volte preferisci farti un giro in bicicletta o due chiacchere in collina con gli amici davanti a due fette di salame.....

Sono partito da Parma venerdì 28 giugno nel primo pomeriggio, dopo il lavoro, con un caldo infernale e dopo due notti passate quasi insonni sempre per via dell'amico africano: a Parma 40° non si erano mai registrati a memoria d'uomo. Alle 16,30 ero alla stazione di La Spezia dove mi aspettava Tatiana venuta su in treno da Latina, con un trolley grande più o meno come un grizzly. Al porticciolo delle Grazie, a pochi km da Portovenere, ci aspettava Luigi, e, dopo aver fatto spesa di generi alimentari, riempito i kayak di tende, sacchi a pelo, materassini ecc., siamo finalmente partiti, gocciolanti di sudore come bava di lumaca, per la Palmaria.

Abbiamo montato il campo in un posto davvero splendido, solo noi sotto l'ombra dei pini d'Aleppo, di fronte all'isola del Tino in compagnie di gabbiani e caprette. La notte però è stata dura, molto caldo, afa, e poi, verso le 5 del mattino, tutti i gabbiani dell'isola, neanche si fossero messi d'accordo, hanno cominciato ad urlare simultaneamente, e così, per la terza notte consecutiva, non ho praticamente dormito niente.

Il sabato le acque intorno all'isola, il canale di Portovenere e tutto il golfo di La Spezia, si sono riempite di centinaia di barche, barchine, gommoni,  gozzi, vele, di tutti i tipi, di ogni dimensione e stazza e così, finalmente, un po' di onde si sono alzate. Abbiamo iniziato il corso dapprima pagaiando a pochi metri dalle rocce lungo la costa sud ovest della Palmaria, seguendo quella line bianca di schiuma, "zona morta", creata dallo scontro tra le onde provenienti dal largo con le onde di ritorno riflesse dalla costa, l'esercizio era cercare di avvicinarsi il più possibile senza andare a sbattere, galleggiando sul confine, nel sottile equilibrio creato dalle forze inverse. Nei pressi delle grotte abbiamo poi incontrato Andrea e Clarissa, partiti nella notte dal Lago Maggiore per unirsi a noi, pur senza partecipare al corso. Dopo una sosta a Portovenere per un panino e per rimpinguare la scorta d'acqua, tutto il pomeriggio è stato dedicato ai salvataggi e agli sbarchi sulle rocce lungo le coste del Tino e del Tinetto.

E' in questa occasione che Tatiana, inserendo un piede nel pozzetto di Luigi per un qualche tipo di dimostrazione ha esclamato: "ma cos'è tutto quel molliccio ??!!"...figurarsi se mi lascio scappare l'assist involontario: "vero Tati che è tutto molliccio lì dentro ??" e così Luigi è diventato il Molliccio.Ma lui si è immediatamente vendicato quando, scambiandoci i kayak, non sono riuscito, causa la mia stazza, ma soprattutto per le mie lunghe leve da ex giocatore di basket, ad entrare nel pozzetto dell'Exo Portofino di Luigi, "non è il pozzetto che è piccolo sei tu che hai il culone" dice lui e così sono diventato il Culone...

Il Molliccio e il Culone...la strana coppia!!

Alla sera Luigi non contento, ha lanciato la malsana, masochistica idea di un'uscita notturna, ahimè accolta con entusiasmo da Tatiyak, e così tutto il gruppo, compreso il mio "io" riluttante malcelato nel subconscio, inforcate le lampade frontali, si è nuovamente imbarcato per una piccola escursione al buio fino alla torre scuola, quasi all'imbocco del canale di Portovenere ad alcune centinaia di metri dalla costa, sperando di non incrociare una nave portacontainer diretta in Cina. Io già ci vedo poco di giorno senza occhiali, figurarsi di notte. E così mentre un lieve sentimento di inquietudine mi afferrava sempre più mente avanzavo quasi alla cieca nel buio della notte, seguivo il gruppo così come un non vedente legge il Braille, molto rassicurante poi quando in lontananza comparivano le luci rosse verdi e bianche di qualche imbarcazione, segno che la medesima procedeva dritta verso la nostra direzione....bello bello bello!!

Comunque siamo tornati sani e salvi al campo, e, dopo un ringraziamento a Padre Pio per non avermi fatto incrociare la portaerei Cavour, ci siamo infilati nelle tende, la notte tra sabato e domenica si è presentata nettamente più fresca, finalmente tirava un po' d'aria e così sono riuscito a chiudere occhio con il sonno del giusto sognando l'incursione notturna a bordo del "maiale" di Durand De la Penne e l'affondamento della Qeen Elisabeth nel porto di Alessandria!!!

La domenica mattina un'orda di barbari urlanti ha letteralmente preso d'assalto l'isola, mentre le barche, semmai fosse possibile, sono aumentate ancora di numero.  Per sfuggire all'assedio dei Vandali abbiamo lestamente disfatto il campo, smontato le tende e dedicato la prima parte della mattinata all'affinamento di alcuni aspetti tecnici individuali: per quanto mi riguarda ho chiesto a Tatiana di assistermi nell'esecuzione dell'appoggio continuo che ancora non riuscivo a fare, ma con lei invece finalmente l'ho messo nel cassetto degli attrezzi e archiviato la pratica.
Chiamale se vuoi .....soddisfazioniiii...!!!
Ci siamo poi diretti verso le rocce rosse, bel tratto di costa tra Portovenere e Riomaggiore dove abbiamo praticato ancora sbarchi sulle rocce, salvataggi, eskimi, appoggi, però stavolta con i kayak carichi. Sulla via del ritorno Andrea e Clarissa si sono offerti ben volentieri da fare da cavie a me a Luigi, e così abbiamo sperimentato varie tipologie di traini e un eskimo in corsa con il compagno al traino. Io però ormai ero cotto, il mio cervello dava pochi segnali di vita, ingarbugliavo le corde e poco prima di arrivare a Le Grazie ho anche commesso qualche errore di troppo che ha ferito il mio orgoglio e che ancora grida vendetta....Verso le 17 siamo sbarcati al punto di partenza e dopo le operazioni di rito, salutati Andrea e Clarissa ci siamo fatti un aperitivo ghiacciato con mia moglie che nel frattempo ci aveva raggiunto da Portovenere.

Che dire a conclusione di queste due giornate e mezzo ??
Anche se le condizioni ambientali non ci hanno permesso di poter sostenere la prova di esame per avere il brevetto, in mare con Tatiyak si imparano sempre cose nuove: manovre tecniche, atteggiamenti mentali, tattiche giuste per affrontare le diverse situazioni...ed in fondo era quel che mi interessava al di là dei riconoscimenti formali che, alla mia età diversamente giovane, lasciano il tempo che trovano. Poi, onestamente, devo ammettere che non ho ancora consolidato pienamente tutto il bagaglio tecnico in acqua mossa così come viene richiesto dallo standard del Coastal Sea kayak Award, è questione di abitudine, di allenamento e di maggior frequenza nelle escursioni in mare di quanto sia riuscito a fare soprattutto ultimamente, oltre al fatto che in questa specifica occasione non ero certo al top delle mie condizioni fisiche e mentali.
Quindi va molto bene lo stesso, l'importante è aver imparato ancora qualcosa di nuovo, che va ad accrescere il mio profilo kayakero, un altro passo avanti, oltre al fatto di aver passato due giorni con l'ottima compagnia di Luigi e Tatiana, poi la natura della Palmaria e....le salsicce di Andrea e Clarissa hanno fatto il resto.

...dietro Luigi e Tatiana spunta un condominio galleggiante....
 Palmaria costa sud est
la mia tendina..poi nenache tanto ...ina
l'isola del Tino...diciamo isolotto ma dalle belle coste...
...i kayak si perdono...a terra...
Tatiana istruisce Luigi..
Andrea e Clarissa (foto by Tatiyak)
spettacolari le rocce rosse...
le pareti strapiombanti della costa sud ovest (foto by Tatiyak)
 una piccola lavatrice (foto by Tatiyak)
(foto by Tatiyak)
si sbarca sui sassi...(foto by Tatiyak)
 ...siccome il mio culone non entra nel Portofino si cambia kayak al volo...(foto by Tatiyak)
 sbarco sulle rocce (foto by Tatiyak)
...un nuovo salvataggio..una specie di kayak kamasutra...ohibò (foto by Tatiyak)
 in grotta (foto by Tatiyak)
Luigi (foto by Tatiyak)
un'attrazione turistica a forma di supposta rossa...(foto by Tatiyak)
ancora sbarchi sulle rocce e stinchi grattugiati...(foto by Tatiyak)
(foto by Tatiyak)
salvataggio a "T" (foto by Tatiyak)
ciao da Max e Luigi (foto by Tatiyak)

venerdì 19 aprile 2019

Storia di un grande uomo e marinaio: Robert Fitzroy



Ho appena terminato di leggere un grandioso romanzo storico basato su un'accurata ricerca documentale e su fatti realmente accaduti. 
Si tratta di "Questa creatura delle tenebre" dello scomparso giornalista e scrittore inglese Harry Thompson. 
Il libro, di oltre 700 pagine, narra la vita, le imprese e le avventure del capitano della marina britannica Robert Fitzroy che, nel 1828, assunse il comando del Beagle, un brigantino attrezzato per l'esplorazione e le rilevazioni scientifiche delle coste della Patagonia e della Terra del Fuoco. Il romanzo è un grandioso affresco di un'epoca di esplorazioni compiute da uomini il cui coraggio era al limite della temerarietà, uomini che si assumevano rischi paurosi per amore della scoperta, dell'avventura, della scienza, del prestigio del proprio paese.
Ma è anche e soprattutto la storia di due uomini: il capitano Robert Fitzroy coraggioso, leale, brillante, intelligente cadetto della marina inglese, esponente del partito dei conservatori, credente con fervore nella Bibbia e nell'uguaglianza tra gli uomini e Charles Darwin, giovane e sconosciuto naturalista, liberale, arrivista, vanitoso ma anche geniale ed entusiasta ricercatore di nuove teorie sulla storia naturale.

E' appunto il 1828 quando il Beagle viene incaricato dall'ammiragliato inglese di compiere esplorazioni, dalla durata di anni, lungo la costa della Patagonia e lungo i meandri, le baie, gli intricati canali della inesplorata e tempestosa Terra del Fuoco. Sul Beagle, agli ordini del capitano Fitzroy, si imbarca anche Darwin e tra i due uomini nasce un'amicizia fatta di lunghe, dotte dissertazioni scientifiche, spirituali e filosofiche sulla creazione, sulla geologia, sulla natura e su Dio. 
Il romanzo racconta di queste esplorazioni infinite, delle tempeste, delle scoperte, delle condizioni di vita dell'equipaggio e anche e sopratutto dei contatti con le popolazioni patagoniche e fuegine, gli indios Yamana, gli Ona, i Mapuche, tutte destinate nei decenni successivi allo sterminio ad opera dei bianchi, massacrati con le armi e con le malattie. 
Fitzroy tentò, coerentemente con la propria fede cristiana, di introdurre il seme delle civiltà nelle selvagge popolazioni fuegine che vivevano di stenti, a volte cibandosi dei propri vecchi, nelle desolate terre australi. Nella prima missione del Beagle imbarcò quattro indigeni di cui divenne amico e li portò in Inghilterra per farli educare dalle istituzioni religiose con l'impegno di riportarli nelle proprie terre affinchè potessero a loro volta diffondere le conoscenze tra la loro nazione. Ma il tentativo fallì poi miseramente, cosa di cui Fitzroy si sentì responsabile per il resto della vita.
Il libro, pur essendo lunghissimo, non stanca mai, i dialoghi sono stati scritti proprio come si sarebbe potuto ascoltare in una conversazione nella prima metà dell'ottocento, le descrizioni paesaggistiche sono bellissime, così come le introspezioni psicologiche e le caratterizzazioni dei personaggi, tutte ricostruite sulla base di diari, rapporti e documenti dell'epoca.
Gli uomini del Beagle scriveranno la storia, Darwin diventerà quel famoso naturalista che formulò la teoria dell'evoluzione naturale sulla base della quale solo gli individui più adatti all'ambiente sopravvivono ed evolvono la specie; il capitano Fitzroy e i viaggi del Beagle saranno fondamentali per la redazione delle carte nautiche delle coste del sud America oltre che per aver raccolto migliaia di esemplari di specie animali e vegetali che saranno poi utilizzate da Darwin nella scrittura delle proprie opere scientifiche.
Fitzroy fervente credente creazionista contrasterà con tutti i mezzi la diffusione delle teorie, per lui blasfeme, dell'amico Darwin evoluzionista e ormai non più credente in Dio. Alla fine sarà però proprio Darwin a vincere la partita aiutato anche da un contesto storico favorevole all'accettazione delle sue rivoluzionarie teorie. In Inghilterra stavano infatti trionfando la rivoluzione industriale e il capitalismo che, soppiantando i retaggi del feudalesimo aristocratico, avevano favorito una forte crescita demografica con enormi masse di sottoproletari poverissimi che chiedevano il diritto di non morire di fame. Era l'epoca delle predicazioni del reverendo Malthus, che trovavano ascolto in vasti strati delle classi dominanti che governavano l'impero britannico e che teorizzavano come lo Stato e la Chiesa non dovessero intervenire aiutando i poveri perchè, così facendo, questi in qualche modo sopravvivevano e si moltiplicavano, aumentando di numero e aggravando quindi ulteriormente il problema della povertà. Una bizzarra teoria per la quale era meglio farli morire subito!! In questo scenario le teorie di Darwin, per le quali solo il più adatto poteva vivere e dare continuità alla specie, venivano accolte favorevolmente proprio perchè, in un modo deviante, giustificavano apparentemente quanto andava predicando il buon cristiano reverendo Malthus.
Robert Fitzroy, morirà povero in preda alla depressione dopo aver inutilmente lottato contro le ipocrisie e le schifezze del mondo, lui dall'animo nobile, leale e coraggioso non poteva più sopportare i torti e le slealtà che gli venivano perpetrati per aver sempre cercato di perseguire un assoluto ideale di giustizia, al di là degli interessi delle lobby, dei potenti di turno e dell'ipocrisia imperante nella società aristocratica e borghese del tempo. 
Morì suicida, prostrato anche dai lutti familiari, all'età di sessant'anni.
Fitzroy fu esploratore, marinaio, geografo, idrografo, meteorologo ideatore delle prime previsioni del tempo nella storia della navigazione che permisero di salvare migliaia di vite umane. 
Ma oggi tutti conoscono Darwin, quasi nessuno sa di Robert Fitzroy, lo ricorda solo una meravigliosa montagna patagonica alla quale è stato dato il suo nome.
Il romanzo è bellissimo
"Questa creature delle tenebre" di Harry Thompson