L'isola non trovata

Il blog è il diario delle mie escursioni in kayak: da solo, con mia moglie o con vecchi e nuovi amici...qui non si troveranno prove tecniche di kayak, mappe, indicazioni dettagliate di itinerari....o meglio, a volte, forse, anche questi....ma è piuttosto un blog emozionale dove talvolta si incrociano scampoli di letteratura, poesia e musica.... perchè l'andare in kayak suscita emozioni, vibrazioni e ribellioni...e perchè quando sei stufo delle autorità costituite prendi il largo e te ne vai in posti bellissimi e in altre storie...

venerdì 19 aprile 2019

Storia di un grande uomo e marinaio: Robert Fitzroy



Ho appena terminato di leggere un grandioso romanzo storico basato su un'accurata ricerca documentale e su fatti realmente accaduti. 
Si tratta di "Questa creatura delle tenebre" dello scomparso giornalista e scrittore inglese Harry Thompson. 
Il libro, di oltre 700 pagine, narra la vita, le imprese e le avventure del capitano della marina britannica Robert Fitzroy che, nel 1828, assunse il comando del Beagle, un brigantino attrezzato per l'esplorazione e le rilevazioni scientifiche delle coste della Patagonia e della Terra del Fuoco. Il romanzo è un grandioso affresco di un'epoca di esplorazioni compiute da uomini il cui coraggio era al limite della temerarietà, uomini che si assumevano rischi paurosi per amore della scoperta, dell'avventura, della scienza, del prestigio del proprio paese.
Ma è anche e soprattutto la storia di due uomini: il capitano Robert Fitzroy coraggioso, leale, brillante, intelligente cadetto della marina inglese, esponente del partito dei conservatori, credente con fervore nella Bibbia e nell'uguaglianza tra gli uomini e Charles Darwin, giovane e sconosciuto naturalista, liberale, arrivista, vanitoso ma anche geniale ed entusiasta ricercatore di nuove teorie sulla storia naturale.

E' appunto il 1828 quando il Beagle viene incaricato dall'ammiragliato inglese di compiere esplorazioni, dalla durata di anni, lungo la costa della Patagonia e lungo i meandri, le baie, gli intricati canali della inesplorata e tempestosa Terra del Fuoco. Sul Beagle, agli ordini del capitano Fitzroy, si imbarca anche Darwin e tra i due uomini nasce un'amicizia fatta di lunghe, dotte dissertazioni scientifiche, spirituali e filosofiche sulla creazione, sulla geologia, sulla natura e su Dio. 
Il romanzo racconta di queste esplorazioni infinite, delle tempeste, delle scoperte, delle condizioni di vita dell'equipaggio e anche e sopratutto dei contatti con le popolazioni patagoniche e fuegine, gli indios Yamana, gli Ona, i Mapuche, tutte destinate nei decenni successivi allo sterminio ad opera dei bianchi, massacrati con le armi e con le malattie. 
Fitzroy tentò, coerentemente con la propria fede cristiana, di introdurre il seme delle civiltà nelle selvagge popolazioni fuegine che vivevano di stenti, a volte cibandosi dei propri vecchi, nelle desolate terre australi. Nella prima missione del Beagle imbarcò quattro indigeni di cui divenne amico e li portò in Inghilterra per farli educare dalle istituzioni religiose con l'impegno di riportarli nelle proprie terre affinchè potessero a loro volta diffondere le conoscenze tra la loro nazione. Ma il tentativo fallì poi miseramente, cosa di cui Fitzroy si sentì responsabile per il resto della vita.
Il libro, pur essendo lunghissimo, non stanca mai, i dialoghi sono stati scritti proprio come si sarebbe potuto ascoltare in una conversazione nella prima metà dell'ottocento, le descrizioni paesaggistiche sono bellissime, così come le introspezioni psicologiche e le caratterizzazioni dei personaggi, tutte ricostruite sulla base di diari, rapporti e documenti dell'epoca.
Gli uomini del Beagle scriveranno la storia, Darwin diventerà quel famoso naturalista che formulò la teoria dell'evoluzione naturale sulla base della quale solo gli individui più adatti all'ambiente sopravvivono ed evolvono la specie; il capitano Fitzroy e i viaggi del Beagle saranno fondamentali per la redazione delle carte nautiche delle coste del sud America oltre che per aver raccolto migliaia di esemplari di specie animali e vegetali che saranno poi utilizzate da Darwin nella scrittura delle proprie opere scientifiche.
Fitzroy fervente credente creazionista contrasterà con tutti i mezzi la diffusione delle teorie, per lui blasfeme, dell'amico Darwin evoluzionista e ormai non più credente in Dio. Alla fine sarà però proprio Darwin a vincere la partita aiutato anche da un contesto storico favorevole all'accettazione delle sue rivoluzionarie teorie. In Inghilterra stavano infatti trionfando la rivoluzione industriale e il capitalismo che, soppiantando i retaggi del feudalesimo aristocratico, avevano favorito una forte crescita demografica con enormi masse di sottoproletari poverissimi che chiedevano il diritto di non morire di fame. Era l'epoca delle predicazioni del reverendo Malthus, che trovavano ascolto in vasti strati delle classi dominanti che governavano l'impero britannico e che teorizzavano come lo Stato e la Chiesa non dovessero intervenire aiutando i poveri perchè, così facendo, questi in qualche modo sopravvivevano e si moltiplicavano, aumentando di numero e aggravando quindi ulteriormente il problema della povertà. Una bizzarra teoria per la quale era meglio farli morire subito!! In questo scenario le teorie di Darwin, per le quali solo il più adatto poteva vivere e dare continuità alla specie, venivano accolte favorevolmente proprio perchè, in un modo deviante, giustificavano apparentemente quanto andava predicando il buon cristiano reverendo Malthus.
Robert Fitzroy, morirà povero in preda alla depressione dopo aver inutilmente lottato contro le ipocrisie e le schifezze del mondo, lui dall'animo nobile, leale e coraggioso non poteva più sopportare i torti e le slealtà che gli venivano perpetrati per aver sempre cercato di perseguire un assoluto ideale di giustizia, al di là degli interessi delle lobby, dei potenti di turno e dell'ipocrisia imperante nella società aristocratica e borghese del tempo. 
Morì suicida, prostrato anche dai lutti familiari, all'età di sessant'anni.
Fitzroy fu esploratore, marinaio, geografo, idrografo, meteorologo ideatore delle prime previsioni del tempo nella storia della navigazione che permisero di salvare migliaia di vite umane. 
Ma oggi tutti conoscono Darwin, quasi nessuno sa di Robert Fitzroy, lo ricorda solo una meravigliosa montagna patagonica alla quale è stato dato il suo nome.
Il romanzo è bellissimo
"Questa creature delle tenebre" di Harry Thompson

martedì 19 febbraio 2019

Kayak Music 2: Hank Marvin "While my guitar gently weeps"

17 febbraio 2019, Ligura di levante, la magica chitarra di Hank Marvin ci accompagna lungo la costa di Punta Baffe e Punta Moneglia.............

giovedì 13 settembre 2018

Nemo a Barbarossa

La baia di Barbarossa è, per certi versi, struggente.
E' il nostro approdo sicuro, dove periodicamente ci ridossiamo per cercare riparo dalle ansie e dalle preoccupazioni quotidiane, per cercare scampoli di pace e serenità d'animo.
C'è quasi sempre poca gente, per lo più attempati campeggiatori e i discreti clienti del diving tedesco che escono per le immersioni con un romantico gozzo nero che sembra la barca di Popeye.
La baia è profonda, rivolta a sud, chiusa tra il promontorio su cui sorge il forte San Giacomo e le falesie di Capo Bianco, alle spalle si alzano i profili rosso scuro del Monte Castello e di Cima di Monte, di fronte la penisola verde, boscosa, ricca di calette di Punta Calamita, in alto domina l'abitato di Capoliveri.
Blu, azzurro, verde, rosso e nero.
Barbarossa è uno dei nostri posti preferiti, si può restare ore a bighellonare, canticchiando a bassa voce con Otis Redding "...sitting on the dock of the bay, sitting on the morning sun...", uno di quei posti da "non morir mai più".
E' qui che, dopo tre giorni in kayak in giro per l'isola, l'ho incontrato.
Sto facendo il bagno a pochi metri da riva, in un acqua come al solito trasparente quando lui arriva.
E' piccolo, molto piccolo.
Un piccolo pesce azzurro.
E' strano, nuota a pelo d'acqua e non ha paura delle mie, per lui enormi, mani.
Lo tocco, lo accarezzo, gli prendo la coda.
Incredibile non scappa, anzi ritorna a giocare, l'occhio mi scruta e mi pare di cogliere un'espressione curiosa.
Mi dico: ma dai l'espressione di un pesce..?! Ma com'è possibile ?
Il sole e i tre giorni di pagaiate mi devono aver proprio rincoglionito.
Eppure rieccolo, lo prendo delicatamente da sotto la pancia e lo alzo appena fuori dall'acqua, allora si dimena e lo mollo, ma ritorna, lo accarezzo nuovamente, non scappa.
La danza va avanti per parecchi minuti, poi se ne va.
E' la prima volta che mi succede di giocare con un pesce, un minuscolo pesce azzurro, curioso e coraggioso. Era probabilmente giovane e non aveva ancora imparato il pericolo rappresentato dal bipede terrestre.
Spesso siamo portati a pensare che i pesci non abbiano intelligenza, non provino emozioni né dolore perchè sono molto diversi da noi: vivono in acqua, non hanno espressione facciale, non producano "grida" udibili all'orecchio umano.
Non abbiamo empatia per loro, li chiamiamo "risorse ittiche", ne facciamo strage e basta.
Ma non è così, non sono molto diversi dagli altri animali terrestri, come ormai molti studi scientifici stanno dimostrando.
"Dovremmo includere i pesci nella nostra cerchia morale e assicurare loro la protezione che meritano" ci dice il prof. Culum Brown del dipartimento di scienze biologiche dell'Università Macquarie di Sydney con il suo studio "Fish Intelligence, Sentience and Ethics" pubblicato su Animal Cognition 2014.
http://www.squali.com/notizie_sugli_squali/vedi_notizia_sugli_squali.php?id=1182

Il mare è un ambiente per molta parte e per fortuna ancora inesplorato, così come ancora non conosciamo tutte le decine di migliaia di specie viventi che lo abitano.

"Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia".
William Shakespeare "Amleto"
 attraversando il golfo di Porto Azzurro
 le falesie di Capo Poro, dopo Marina di Campo verso Fetovaia
 la grotta passante del bue marino
spiaggia solitaria e la capanna di Robinson e Venerdì (in foto)
 ritrovamento misterioso: pregevole riproduzione di un insediamento neolitico
Il bambino segue un sogno
l'avventura fuori dal cortile
onda piena nelle notti chiare
la sorpresa di una fata
che dal niente fa una palizzata
una nave persa tra le stelle
quando il grillo dal camino canta
e non si sa dov'è
ma l'eroe ride ed è con te
quando il vento ha il suono di una voce dentro l'albero
e la luna fa sognare
io da grande sarò come
  Robinson Robinson Robinson...
Roberto Vecchioni "Robinson"


lunedì 9 luglio 2018

Quattro foche randagie sull'Eridio

Domenica 1 luglio avevamo provato a scendere in Liguria, pur consapevoli dei rischi da sovraffollamento.
D'altronde la crisi di astinenza da kayak era troppo forte e ciò porta a comportamenti irrazionali e contro natura. E in effetti è stato un tragico errore. Eravamo partiti per puntare al parcheggio di Monterosso, direttamente sul mare e molto comodo per scaricare i kayak, ma nonostante la buon'ora era già stracolmo di auto e camper; siamo scappati allora a Riva Trigoso pensando che la spiaggetta nascosta dopo lo stabilimento della Fincantieri fosse perlomeno agibile, macchè niente da fare auto parcheggiate ovunque, e un solerte vigile motociclista, alla mia ingenua domanda se avessi potuto parcheggiare lungo la strada, mi ha redarguito dicendomi che con la mia multa il Comune avrebbe asfaltato un po' di strade comunali.........al che mi sono rotto definitivamente le palle e al colmo della frustrazione ho girato l'auto e me ne sono tornato in città.
La Liguria rimarrà off limits almeno fino a metà settembre, e quindi cosa può fare un poveromo dell'Emilia padana a cui piace pagaiare senza invecchiare sul volante ?
Quindi rimane sempre lui, il mio caro amatissimo Eridio, il mio buon ritiro nei mesi estivi per sfuggire dalla pazza folla.
E così ieri con Luigi e le relative consorti pagaiatrici ci siamo trovati ad inizio lago, noi con i nostri due Seabird Scott, Luigi e Antonella con il Qajaq Aqua e il Venture Capella.
Movimento lento, si pagaia con dolcezza e fluidità, assaporando questo piccolo smeraldo verde, lungo 10 km e il cui periplo richiede circa 22 km. di pagaiata. Normalmente verso il mezzodì si leva un bel vento da sud che gonfia il lago di ondine divertenti e permette a parecchi ospiti, molti dei quali olandesi, dei sette campeggi che circondano l'Idro, di cimentarsi con il kite surf, il wind surf e la vela.
Ma oggi il vento è appena abbozzato, i campeggi sono ancora poco frequentati e tutto è pace e tranquillità. Noi ci fermiamo alla spiaggia di Vesta, bagno e spuntino nel baretto annesso.
Il bello dell'Eridio sono proprio queste belle, piccole ma neanche tanto, spiaggette, con i loro baretti semplici ma carini, con i tavolini e sedie rosso sbiadito dell'Algida anni '70 e gli ombrelloni sponsorizzati magari "Campari" o "Punt e Mes", retaggi di un'Italia che non c'è più, semplicità montanara.
E si sta bene, forse proprio per questo qui si sta bene.
Non ci sono stupidi e inutili motoscafi, yatch e nemmeno nevica "firmato" nelle cime che lo circondano.
Qui vicino si estende la Val Vestino, pura Wilderness, uno dei posti più integri del territorio italiano, intatto come la definisce Mario Tozzi nel suo libro "L'Italia intatta".
Per alcuni i laghi sono tristi, specialmente l'Eridio che fortunatamente non è antropizzato, per me invece è una sorta di "laguna blu", uno di quei posti dove puoi ritrovare te stesso, semmai ti fossi perso.
Quanto durerà ? Non lo so, ma spero che le comunità locali sappiano resistere a folli tentazioni o ai soprusi degli speculatori che sanno ben mascherare i loro spesso luridi interessi con false motivazioni di interesse pubblico.
A completamento della giornata un'ottima pizza condita con prodotti assolutamente genuini e locali presso la pizzeria del paesino di Forno appena sopra Vestone (Vestù, il glorioso battaglione alpino Vestone della divisione Tridentina raccontato da Mario Rigoni Stern in "Il sergente nella neve".
 Luigi
 Antonella
la moglie...io non ci sono perché nessuno mi fa mai le foto...
 paesaggi
 sosta a Vesta

lunedì 9 aprile 2018

La costa di Framura: diaspri, basalti e cascatelle

La costa ligure da Framura a Bonassola è spettacolare: piccoli anfratti, gole, un'infinità di colori sopra l'azzurro, il verde e il blu del mare.
Sabato il nostro giretto di 15 km, per sgranchire le articolazioni e le pagaie dopo il comunque lungo inverno, ci ha permesso di ammirare ancora una volta questo bel tratto della Liguria di levante caratterizzata da una costa alta a picco sul mare di diaspri rossi e rocce basaltiche a "pillows" grige e nere intermezzate dal verde della macchia mediterranea.
In questo periodo il tutto è poi abbellito dalle numerose cascatelle di limpida acqua dolce che dalle alte scogliere zampillano in mare. Veramente molto bello.

sabato 10 marzo 2018

La fantastica utopia di Jazirat Jalitàh

Son d'accordo con voi, non esiste una terra
Dove non ci son santi né eroi
E se non ci son ladri, se non c'è mai la guerra
Forse è proprio l'sola che non c'è, che non c'è
(Edoardo Bennato - L'isola che non c'è)

Ho avuto la fortuna di imbattermi in un bel libro scritto da Simone Perotti "Atlante delle isole del Mediterraneo" edito da Bompiani. A dispetto del titolo non si tratta di un atlante geografico come tanti, ma piuttosto di uno splendido, affascinante atlante emotivo, dove le isole non sono semplicemente terre emerse, cumuli di rocce e di arbusti, ma soggetti viventi dove le storie, gli amori, le tragedie, le conquiste e i radicamenti delle genti alla deriva nel Mediterraneo, hanno impregnato le pietre, le baie, le colline, lasciando tracce indelebili che il navigante attento e senza preconcetti riesce ancora  a percepire. Ogni isola un mondo a sé stante, segnato per sempre dal proprio vissuto, ma ugualmente in dialogo costante, con uguale sentire, con le altre isole e con le terre che fanno da sponda a questo splendido mare.
L'autore scrive 42 racconti brevi, uno per ogni isola che ha deciso di includere nell'elenco, isole piccolissime, poco più di uno scoglio, isole medie e isole grandi, da Alboràn nei pressi di Gibilterra a Malu Entu in Sardegna, da Port Cros al largo della Costa Azzurra a Gharbi nel mar libico, da Kythira a Kyra Panagia nel mar Egeo, da Sveti Ivan e Berezan nel mar nero.
Tra queste è veramente affascinante la storia di Jazirat Jalitàh detta anche La Galite, una piccola isola di 8 km2 a circa 40 miglia dalla costa della Tunisia.
L'isola rimase deserta per molti secoli fino a che, nel 1850, Antonio D'Arco, per sfuggire a condizioni di vita miserevoli, con una moglie, dei figli e sette fucili, salpò da Ponza e sbarcò, dopo una lunga navigazione, sulle coste inospitali di quest'isola misteriosa.
Somigliava a Ponza, Jazirat Jalitàh, Antonio e la sua famiglia si danno subito da fare per sopravvivere: costruiscono miserevoli baracche, dissodano campi da coltivare, "...crescerà qualcosa su erte così inospitali? Si sarà chiesta in silenzio la moglie......scavare, rendere piano ciò che è scosceso, setacciare sassi mentre i bambini cominciano a correre e a giocare...".....e poi finalmente all'orizzonte un'altra barca e poi un'altra ancora, ben presto altre famiglie ponzesi colonizzano Jazirat Jalitàh, sono oltre un centinaio...e qui finalmente accade il miracolo, la teoria filosofica diventa realtà tra questi marinai-contadini ignoranti che non hanno forse mai aperto un libro. "Su quelle piane ognuno lavora a suo modo, non ci sono regole, non c'è un prete, non c'è una scuola, non c'è un sindaco, non c'è polizia, nessuno vota. Un anarchico francese vi atterra un giorno e resta senza parole. Ciò su cui si azzuffano a Parigi in interminabili dispute dialettiche nei caffè del centro, qui nessuno saprebbe nemmeno accennarlo: ma lo vive. Anarchia etimologica, non politica, nessun governo, nessuna regola, solo lavoro sulle piane e sul mare, uva e aragoste, e qualcosa da spartire di fronte al fuoco".
Anarchia realizzata dunque, forse l'unica volta, forse l'ultima volta, nel mondo cosiddetto civilizzato.
Per oltre un centinaio d'anni questa comunità vive in pace in questo splendida utopia.
Fino agli anni cinquanta del novecento, crolla il colonialismo europeo in Africa, prima l'Algeria e poi la Tunisia, i movimenti indipendentisti delle ex colonie francesi ottengono la libertà, nascono gli stati nazionali, i francesi si ritirano, Jazirat Jalitàh entra a far parte a tutti gli effetti dello stato tunisino.
Cosa fare di quella comunità di cattolici europei che si scoprono ora islamici africani?
"L'oasi dei pescatori di aragoste che vivono senza leggi è imbarazzante", i francesi con qualche lusinga e promesse di una casa vera, di negozi alla moda, di denaro spendibile nella moderna Europa, li caricano tutti su una nave e li portano in Francia, a Le Lavandou, in Costa Azzurra, lì non ci sono aragoste da pescare.
La splendida Utopia è finita.
"Il viaggiatore che scorga Jazirat Jalitàh sulla prua, o la veda apparire all'alba poco a sud della murata della sua imbarcazione potrà non credere a tutto questo. Uno scoglio, un pietrone alto nel mare, separato da tutto, può aver vissuto una simile epopea?...Non c'è nulla di vero, nulla di falso almeno nel Mediterraneo. Se non si è pronti a comprenderlo, meglio non sbarcare, non dare mai àncora.
Jazirat Jalitàh è esistita.
Non era un'utopia, per quello si è realizzata.
Dunque va dimenticata."

Splendida, affascinante storia.
Le frasi riportate in corsivo sono tratte direttamente dal libro, così come la mappa di Jazirat Jalitàh, ogni isola è riportata con una bella mappa dai colori pastello.

Simone Perotti, Atlante delle isole del Mediterraneo, editrice Bompiani, da leggere assolutamente.


venerdì 2 marzo 2018

A proposito di mappe......

"Jachim-Boaz commerciava in mappe. Comprava e vendeva mappe,
e certe per usi speciali le disegnava lui stesso o le faceva disegnare da altri.
Vendeva mappe di città e di pianure, altre le faceva su ordinazione.
A un giovanotto poteva vendere una mappa che indicava dove fosse reperibile una determinata ragazza nelle varie ore del giorno.
Vendeva mappe per mariti e una per mogli.
Ai poeti vendeva mappe che mostravano dove certi poeti avevano avuto potenti e illuminate ispirazioni.
Vendeva mappe per scavare pozzi, vendeva mappe di visioni-e-miracoli agli asceti,
mappe di malattie-e-incidenti ai medici, mappe di denaro-e-gioielli ai ladri,
e mappe di ladri alla polizia."

Russel Hoban

martedì 27 febbraio 2018

Corso di Coastal Navigation and Tidal Planning (CNTP), Iseo 24/02/2018

In attesa della primavera questo è un inverno di corsi.
Dopo i salvataggi e recuperi del 10 febbraio scorso, sabato è stata la volta di un più tranquillo e "caldo" corso di navigazione costiera secondo lo standard della British Canoeing.
Il corso è stato tenuto da Tatiana, nella sala riunioni dell'Hotel Iseolago di Sassabanek, location di pregio a due passi dal lago, tutto in lingua inglese (con qualche licenza poetica in italiano solo per spiegare le situazioni più complesse), con l'ausilio di Mauro e sotto la supervisione di Darren Sherwood venuto appositamente dal Regno Unito.
Tatiana, Darren e i "ragazzi" del corso

Noi apprendisti stregoni eravamo in cinque: il sottoscritto, l'amico Luigi di Brescia, Gianni di Reggio Emilia, Fabio delle Marche, Andrea dal Lago Maggiore, per circa 6 ore alle prese con carte nautiche, coordinate geografiche, previsioni meteo, calcolo di rotte e correnti di marea, bussole, segnali cardinali, tabelline varie, ecc. ecc.
La finalità del corso era comprendere come pianificare un'escursione in kayak e condurre un gruppo in piena sicurezza non solo nel mediterraneo ma nelle assai ben più problematiche acque britanniche!! Se sei capace lì, vai tranquillo dappertutto!!!
Nonostante il livello del mio inglese alla Alberto Sordi in "Un americano a Roma", ho insperabilmente compreso.......tuttoooo!!!! Grazie a Tatiana per la chiarezza espositiva !
La giornata, molto interessante, oltre all'esperienza umana che, come sempre in questi casi, è coinvolgente e "vivificante", ha costituito un ulteriore arricchimento tecnico e culturale; certo è che programmare un'escursione in kayak lungo le coste britanniche è piuttosto complesso e richiede un'attenta valutazione di una serie di fattori decisivi, come le correnti e le escursioni delle maree, che noi, fortunati e felici kayakers mediterranei, possiamo, nella maggior parte dei casi, evitare di fare.
Sarà per questo che lo standard della British Canoeing è considerato come il migliore al mondo ??
Grazie mille a Mauro per le foto.
Compassati signori, diversamente giovani, ma studenti modello, (il cieco di Sorrento sono io..).
Tutti negli "anta" ma con spirito da ventenni.....e non si dica che sono passati i Sioux o i Cheyenne...perchè anche molti odierni giovani, a differenza di noi che lo eravamo negli anni 80, hanno qualche problemino con lo scalpo......😈

lunedì 12 febbraio 2018

Corso salvataggi e recuperi Genova Nervi 10/02/2018

Sabato e domenica scorsi si è tenuto il corso di salvataggi e recuperi di Tatiyak a Genova Nervi.
Ho partecipato alla giornata di sabato con Luigi, Marco e Laura e altri due bravi kayakers, oltre alla nostra coach Tatiana che, come al solito, ha dispensato a tutti i partecipanti insegnamenti, consigli e i piccoli preziosi segreti maturati in anni di esperienza ad altissimo livello in tutta Europa.
Che dire...il corso è stato utilissimo anche se piuttosto faticoso visto il numero di rovesciamenti e le conseguenti risalite.
Abbiamo avuto modo di ripassare e di approfondire, in circa 4 ore in acqua, le varie metodologie di salvataggio, oltre ad averne imparato di nuove, tra gli scogli e in acqua libera, da soli con la risalita alla "cow boy" o assistiti dal compagno di turno con svuotamento del kayak e i diversi tipi di rientro tra i quali il mio preferito: alla "Yuppy Du"!!  E poi i traini con la cima corta di contatto e la lunga. Si è chiusa la giornata con un..."tutti in acqua"...quando ci siamo capovolti contemporaneamente per poi risalire tutti quanti in sella.
E' un corso che andrebbe ripetuto 2/3 volte all'anno per mantenere vive le conoscenze e gli automatismi di salvataggio.
E adesso vediamo se riesco a fare il training per "Leader Group" ex 4 stelle della British Conoeing previsto per inizio giugno alla Palmaria, anche perchè in caso contrario il mio amico Luigi pretende che lo chiami "signor guida marina"...oibò!
Foto di gruppo del 1° giorno, grazie a Laura per la foto