L'isola non trovata

Il blog è il diario delle mie escursioni in kayak: da solo, con mia moglie o con vecchi e nuovi amici...perchè quando sono stufo delle autorità costituite prendo il largo e me ne vado in posti bellissimi e in altre storie...

giovedì 13 settembre 2018

Nemo a Barbarossa

La baia di Barbarossa è, per certi versi, struggente.
E' il nostro approdo sicuro, dove periodicamente ci ridossiamo per cercare riparo dalle ansie e dalle preoccupazioni quotidiane, per cercare scampoli di pace e serenità d'animo.
C'è quasi sempre poca gente, per lo più attempati campeggiatori e i discreti clienti del diving tedesco che escono per le immersioni con un romantico gozzo nero che sembra la barca di Popeye.
La baia è profonda, rivolta a sud, chiusa tra il promontorio su cui sorge il forte San Giacomo e le falesie di Capo Bianco, alle spalle si alzano i profili rosso scuro del Monte Castello e di Cima di Monte, di fronte la penisola verde, boscosa, ricca di calette di Punta Calamita, in alto domina l'abitato di Capoliveri.
Blu, azzurro, verde, rosso e nero.
Barbarossa è uno dei nostri posti preferiti, si può restare ore a bighellonare, canticchiando a bassa voce con Otis Redding "...sitting on the dock of the bay, sitting on the morning sun...", uno di quei posti da "non morir mai più".
E' qui che, dopo tre giorni in kayak in giro per l'isola, l'ho incontrato.
Sto facendo il bagno a pochi metri da riva, in un acqua come al solito trasparente quando lui arriva.
E' piccolo, molto piccolo.
Un piccolo pesce azzurro.
E' strano, nuota a pelo d'acqua e non ha paura delle mie, per lui enormi, mani.
Lo tocco, lo accarezzo, gli prendo la coda.
Incredibile non scappa, anzi ritorna a giocare, l'occhio mi scruta e mi pare di cogliere un'espressione curiosa.
Mi dico: ma dai l'espressione di un pesce..?! Ma com'è possibile ?
Il sole e i tre giorni di pagaiate mi devono aver proprio rincoglionito.
Eppure rieccolo, lo prendo delicatamente da sotto la pancia e lo alzo appena fuori dall'acqua, allora si dimena e lo mollo, ma ritorna, lo accarezzo nuovamente, non scappa.
La danza va avanti per parecchi minuti, poi se ne va.
E' la prima volta che mi succede di giocare con un pesce, un minuscolo pesce azzurro, curioso e coraggioso. Era probabilmente giovane e non aveva ancora imparato il pericolo rappresentato dal bipede terrestre.
Spesso siamo portati a pensare che i pesci non abbiano intelligenza, non provino emozioni né dolore perchè sono molto diversi da noi: vivono in acqua, non hanno espressione facciale, non producano "grida" udibili all'orecchio umano.
Non abbiamo empatia per loro, li chiamiamo "risorse ittiche", ne facciamo strage e basta.
Ma non è così, non sono molto diversi dagli altri animali terrestri, come ormai molti studi scientifici stanno dimostrando.
"Dovremmo includere i pesci nella nostra cerchia morale e assicurare loro la protezione che meritano" ci dice il prof. Culum Brown del dipartimento di scienze biologiche dell'Università Macquarie di Sydney con il suo studio "Fish Intelligence, Sentience and Ethics" pubblicato su Animal Cognition 2014.
http://www.squali.com/notizie_sugli_squali/vedi_notizia_sugli_squali.php?id=1182

Il mare è un ambiente per molta parte e per fortuna ancora inesplorato, così come ancora non conosciamo tutte le decine di migliaia di specie viventi che lo abitano.

"Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia".
William Shakespeare "Amleto"
 attraversando il golfo di Porto Azzurro
 le falesie di Capo Poro, dopo Marina di Campo verso Fetovaia
 la grotta passante del bue marino
spiaggia solitaria e la capanna di Robinson e Venerdì (in foto)
 ritrovamento misterioso: pregevole riproduzione di un insediamento neolitico
Il bambino segue un sogno
l'avventura fuori dal cortile
onda piena nelle notti chiare
la sorpresa di una fata
che dal niente fa una palizzata
una nave persa tra le stelle
quando il grillo dal camino canta
e non si sa dov'è
ma l'eroe ride ed è con te
quando il vento ha il suono di una voce dentro l'albero
e la luna fa sognare
io da grande sarò come
  Robinson Robinson Robinson...
Roberto Vecchioni "Robinson"


lunedì 9 luglio 2018

Quattro foche randagie sull'Eridio

Domenica 1 luglio avevamo provato a scendere in Liguria, pur consapevoli dei rischi da sovraffollamento.
D'altronde la crisi di astinenza da kayak era troppo forte e ciò porta a comportamenti irrazionali e contro natura. E in effetti è stato un tragico errore. Eravamo partiti per puntare al parcheggio di Monterosso, direttamente sul mare e molto comodo per scaricare i kayak, ma nonostante la buon'ora era già stracolmo di auto e camper; siamo scappati allora a Riva Trigoso pensando che la spiaggetta nascosta dopo lo stabilimento della Fincantieri fosse perlomeno agibile, macchè niente da fare auto parcheggiate ovunque, e un solerte vigile motociclista, alla mia ingenua domanda se avessi potuto parcheggiare lungo la strada, mi ha redarguito dicendomi che con la mia multa il Comune avrebbe asfaltato un po' di strade comunali.........al che mi sono rotto definitivamente le palle e al colmo della frustrazione ho girato l'auto e me ne sono tornato in città.
La Liguria rimarrà off limits almeno fino a metà settembre, e quindi cosa può fare un poveromo dell'Emilia padana a cui piace pagaiare senza invecchiare sul volante ?
Quindi rimane sempre lui, il mio caro amatissimo Eridio, il mio buon ritiro nei mesi estivi per sfuggire dalla pazza folla.
E così ieri con Luigi e le relative consorti pagaiatrici ci siamo trovati ad inizio lago, noi con i nostri due Seabird Scott, Luigi e Antonella con il Qajaq Aqua e il Venture Capella.
Movimento lento, si pagaia con dolcezza e fluidità, assaporando questo piccolo smeraldo verde, lungo 10 km e il cui periplo richiede circa 22 km. di pagaiata. Normalmente verso il mezzodì si leva un bel vento da sud che gonfia il lago di ondine divertenti e permette a parecchi ospiti, molti dei quali olandesi, dei sette campeggi che circondano l'Idro, di cimentarsi con il kite surf, il wind surf e la vela.
Ma oggi il vento è appena abbozzato, i campeggi sono ancora poco frequentati e tutto è pace e tranquillità. Noi ci fermiamo alla spiaggia di Vesta, bagno e spuntino nel baretto annesso.
Il bello dell'Eridio sono proprio queste belle, piccole ma neanche tanto, spiaggette, con i loro baretti semplici ma carini, con i tavolini e sedie rosso sbiadito dell'Algida anni '70 e gli ombrelloni sponsorizzati magari "Campari" o "Punt e Mes", retaggi di un'Italia che non c'è più, semplicità montanara.
E si sta bene, forse proprio per questo qui si sta bene.
Non ci sono stupidi e inutili motoscafi, yatch e nemmeno nevica "firmato" nelle cime che lo circondano.
Qui vicino si estende la Val Vestino, pura Wilderness, uno dei posti più integri del territorio italiano, intatto come la definisce Mario Tozzi nel suo libro "L'Italia intatta".
Per alcuni i laghi sono tristi, specialmente l'Eridio che fortunatamente non è antropizzato, per me invece è una sorta di "laguna blu", uno di quei posti dove puoi ritrovare te stesso, semmai ti fossi perso.
Quanto durerà ? Non lo so, ma spero che le comunità locali sappiano resistere a folli tentazioni o ai soprusi degli speculatori che sanno ben mascherare i loro spesso luridi interessi con false motivazioni di interesse pubblico.
A completamento della giornata un'ottima pizza condita con prodotti assolutamente genuini e locali presso la pizzeria del paesino di Forno appena sopra Vestone (Vestù, il glorioso battaglione alpino Vestone della divisione Tridentina raccontato da Mario Rigoni Stern in "Il sergente nella neve".
 Luigi
 Antonella
la moglie...io non ci sono perché nessuno mi fa mai le foto...
 paesaggi
 sosta a Vesta

lunedì 9 aprile 2018

La costa di Framura: diaspri, basalti e cascatelle

La costa ligure da Framura a Bonassola è spettacolare: piccoli anfratti, gole, un'infinità di colori sopra l'azzurro, il verde e il blu del mare.
Sabato il nostro giretto di 15 km, per sgranchire le articolazioni e le pagaie dopo il comunque lungo inverno, ci ha permesso di ammirare ancora una volta questo bel tratto della Liguria di levante caratterizzata da una costa alta a picco sul mare di diaspri rossi e rocce basaltiche a "pillows" grige e nere intermezzate dal verde della macchia mediterranea.
In questo periodo il tutto è poi abbellito dalle numerose cascatelle di limpida acqua dolce che dalle alte scogliere zampillano in mare. Veramente molto bello.

sabato 10 marzo 2018

La fantastica utopia di Jazirat Jalitàh

Son d'accordo con voi, non esiste una terra
Dove non ci son santi né eroi
E se non ci son ladri, se non c'è mai la guerra
Forse è proprio l'sola che non c'è, che non c'è
(Edoardo Bennato - L'isola che non c'è)

Ho avuto la fortuna di imbattermi in un bel libro scritto da Simone Perotti "Atlante delle isole del Mediterraneo" edito da Bompiani. A dispetto del titolo non si tratta di un atlante geografico come tanti, ma piuttosto di uno splendido, affascinante atlante emotivo, dove le isole non sono semplicemente terre emerse, cumuli di rocce e di arbusti, ma soggetti viventi dove le storie, gli amori, le tragedie, le conquiste e i radicamenti delle genti alla deriva nel Mediterraneo, hanno impregnato le pietre, le baie, le colline, lasciando tracce indelebili che il navigante attento e senza preconcetti riesce ancora  a percepire. Ogni isola un mondo a sé stante, segnato per sempre dal proprio vissuto, ma ugualmente in dialogo costante, con uguale sentire, con le altre isole e con le terre che fanno da sponda a questo splendido mare.
L'autore scrive 42 racconti brevi, uno per ogni isola che ha deciso di includere nell'elenco, isole piccolissime, poco più di uno scoglio, isole medie e isole grandi, da Alboràn nei pressi di Gibilterra a Malu Entu in Sardegna, da Port Cros al largo della Costa Azzurra a Gharbi nel mar libico, da Kythira a Kyra Panagia nel mar Egeo, da Sveti Ivan e Berezan nel mar nero.
Tra queste è veramente affascinante la storia di Jazirat Jalitàh detta anche La Galite, una piccola isola di 8 km2 a circa 40 miglia dalla costa della Tunisia.
L'isola rimase deserta per molti secoli fino a che, nel 1850, Antonio D'Arco, per sfuggire a condizioni di vita miserevoli, con una moglie, dei figli e sette fucili, salpò da Ponza e sbarcò, dopo una lunga navigazione, sulle coste inospitali di quest'isola misteriosa.
Somigliava a Ponza, Jazirat Jalitàh, Antonio e la sua famiglia si danno subito da fare per sopravvivere: costruiscono miserevoli baracche, dissodano campi da coltivare, "...crescerà qualcosa su erte così inospitali? Si sarà chiesta in silenzio la moglie......scavare, rendere piano ciò che è scosceso, setacciare sassi mentre i bambini cominciano a correre e a giocare...".....e poi finalmente all'orizzonte un'altra barca e poi un'altra ancora, ben presto altre famiglie ponzesi colonizzano Jazirat Jalitàh, sono oltre un centinaio...e qui finalmente accade il miracolo, la teoria filosofica diventa realtà tra questi marinai-contadini ignoranti che non hanno forse mai aperto un libro. "Su quelle piane ognuno lavora a suo modo, non ci sono regole, non c'è un prete, non c'è una scuola, non c'è un sindaco, non c'è polizia, nessuno vota. Un anarchico francese vi atterra un giorno e resta senza parole. Ciò su cui si azzuffano a Parigi in interminabili dispute dialettiche nei caffè del centro, qui nessuno saprebbe nemmeno accennarlo: ma lo vive. Anarchia etimologica, non politica, nessun governo, nessuna regola, solo lavoro sulle piane e sul mare, uva e aragoste, e qualcosa da spartire di fronte al fuoco".
Anarchia realizzata dunque, forse l'unica volta, forse l'ultima volta, nel mondo cosiddetto civilizzato.
Per oltre un centinaio d'anni questa comunità vive in pace in questo splendida utopia.
Fino agli anni cinquanta del novecento, crolla il colonialismo europeo in Africa, prima l'Algeria e poi la Tunisia, i movimenti indipendentisti delle ex colonie francesi ottengono la libertà, nascono gli stati nazionali, i francesi si ritirano, Jazirat Jalitàh entra a far parte a tutti gli effetti dello stato tunisino.
Cosa fare di quella comunità di cattolici europei che si scoprono ora islamici africani?
"L'oasi dei pescatori di aragoste che vivono senza leggi è imbarazzante", i francesi con qualche lusinga e promesse di una casa vera, di negozi alla moda, di denaro spendibile nella moderna Europa, li caricano tutti su una nave e li portano in Francia, a Le Lavandou, in Costa Azzurra, lì non ci sono aragoste da pescare.
La splendida Utopia è finita.
"Il viaggiatore che scorga Jazirat Jalitàh sulla prua, o la veda apparire all'alba poco a sud della murata della sua imbarcazione potrà non credere a tutto questo. Uno scoglio, un pietrone alto nel mare, separato da tutto, può aver vissuto una simile epopea?...Non c'è nulla di vero, nulla di falso almeno nel Mediterraneo. Se non si è pronti a comprenderlo, meglio non sbarcare, non dare mai àncora.
Jazirat Jalitàh è esistita.
Non era un'utopia, per quello si è realizzata.
Dunque va dimenticata."

Splendida, affascinante storia.
Le frasi riportate in corsivo sono tratte direttamente dal libro, così come la mappa di Jazirat Jalitàh, ogni isola è riportata con una bella mappa dai colori pastello.

Simone Perotti, Atlante delle isole del Mediterraneo, editrice Bompiani, da leggere assolutamente.


venerdì 2 marzo 2018

A proposito di mappe......

"Jachim-Boaz commerciava in mappe. Comprava e vendeva mappe,
e certe per usi speciali le disegnava lui stesso o le faceva disegnare da altri.
Vendeva mappe di città e di pianure, altre le faceva su ordinazione.
A un giovanotto poteva vendere una mappa che indicava dove fosse reperibile una determinata ragazza nelle varie ore del giorno.
Vendeva mappe per mariti e una per mogli.
Ai poeti vendeva mappe che mostravano dove certi poeti avevano avuto potenti e illuminate ispirazioni.
Vendeva mappe per scavare pozzi, vendeva mappe di visioni-e-miracoli agli asceti,
mappe di malattie-e-incidenti ai medici, mappe di denaro-e-gioielli ai ladri,
e mappe di ladri alla polizia."

Russel Hoban

martedì 27 febbraio 2018

Corso di Coastal Navigation and Tidal Planning (CNTP), Iseo 24/02/2018

In attesa della primavera questo è un inverno di corsi.
Dopo i salvataggi e recuperi del 10 febbraio scorso, sabato è stata la volta di un più tranquillo e "caldo" corso di navigazione costiera secondo lo standard della British Canoeing.
Il corso è stato tenuto da Tatiana, nella sala riunioni dell'Hotel Iseolago di Sassabanek, location di pregio a due passi dal lago, tutto in lingua inglese (con qualche licenza poetica in italiano solo per spiegare le situazioni più complesse), con l'ausilio di Mauro e sotto la supervisione di Darren Sherwood venuto appositamente dal Regno Unito.
Tatiana, Darren e i "ragazzi" del corso

Noi apprendisti stregoni eravamo in cinque: il sottoscritto, l'amico Luigi di Brescia, Gianni di Reggio Emilia, Fabio delle Marche, Andrea dal Lago Maggiore, per circa 6 ore alle prese con carte nautiche, coordinate geografiche, previsioni meteo, calcolo di rotte e correnti di marea, bussole, segnali cardinali, tabelline varie, ecc. ecc.
La finalità del corso era comprendere come pianificare un'escursione in kayak e condurre un gruppo in piena sicurezza non solo nel mediterraneo ma nelle assai ben più problematiche acque britanniche!! Se sei capace lì, vai tranquillo dappertutto!!!
Nonostante il livello del mio inglese alla Alberto Sordi in "Un americano a Roma", ho insperabilmente compreso.......tuttoooo!!!! Grazie a Tatiana per la chiarezza espositiva !
La giornata, molto interessante, oltre all'esperienza umana che, come sempre in questi casi, è coinvolgente e "vivificante", ha costituito un ulteriore arricchimento tecnico e culturale; certo è che programmare un'escursione in kayak lungo le coste britanniche è piuttosto complesso e richiede un'attenta valutazione di una serie di fattori decisivi, come le correnti e le escursioni delle maree, che noi, fortunati e felici kayakers mediterranei, possiamo, nella maggior parte dei casi, evitare di fare.
Sarà per questo che lo standard della British Canoeing è considerato come il migliore al mondo ??
Grazie mille a Mauro per le foto.
Compassati signori, diversamente giovani, ma studenti modello, (il cieco di Sorrento sono io..).
Tutti negli "anta" ma con spirito da ventenni.....e non si dica che sono passati i Sioux o i Cheyenne...perchè anche molti odierni giovani, a differenza di noi che lo eravamo negli anni 80, hanno qualche problemino con lo scalpo......😈

lunedì 12 febbraio 2018

Corso salvataggi e recuperi Genova Nervi 10/02/2018

Sabato e domenica scorsi si è tenuto il corso di salvataggi e recuperi di Tatiyak a Genova Nervi.
Ho partecipato alla giornata di sabato con Luigi, Marco e Laura e altri due bravi kayakers, oltre alla nostra coach Tatiana che, come al solito, ha dispensato a tutti i partecipanti insegnamenti, consigli e i piccoli preziosi segreti maturati in anni di esperienza ad altissimo livello in tutta Europa.
Che dire...il corso è stato utilissimo anche se piuttosto faticoso visto il numero di rovesciamenti e le conseguenti risalite.
Abbiamo avuto modo di ripassare e di approfondire, in circa 4 ore in acqua, le varie metodologie di salvataggio, oltre ad averne imparato di nuove, tra gli scogli e in acqua libera, da soli con la risalita alla "cow boy" o assistiti dal compagno di turno con svuotamento del kayak e i diversi tipi di rientro tra i quali il mio preferito: alla "Yuppy Du"!!  E poi i traini con la cima corta di contatto e la lunga. Si è chiusa la giornata con un..."tutti in acqua"...quando ci siamo capovolti contemporaneamente per poi risalire tutti quanti in sella.
E' un corso che andrebbe ripetuto 2/3 volte all'anno per mantenere vive le conoscenze e gli automatismi di salvataggio.
E adesso vediamo se riesco a fare il training per "Leader Group" ex 4 stelle della British Conoeing previsto per inizio giugno alla Palmaria, anche perchè in caso contrario il mio amico Luigi pretende che lo chiami "signor guida marina"...oibò!
Foto di gruppo del 1° giorno, grazie a Laura per la foto

lunedì 22 gennaio 2018

Kayak music 1: lago d'Iseo 21/01/2018 "Concerto Grosso per i New Trolls - L'Adagio"

Prima uscita dell'anno sul Lago d'Iseo, iniziata con vento forte e finita in calma piatta in bella e valente compagnia di esperti kayakers.

martedì 1 agosto 2017

Ogliastra, splendida di mare e di monti, dove "passavano sulla terra leggeri"

L'Ogliastra è una delle sub regioni storiche della Sardegna ancora indenne da quel turismo di massa, spesso becero e superficiale, che caratterizza altre zone dell'isola. L'Ogliastra è molto bella, ha uno stupefacente ambiente naturale ben conservato e panorami mozzafiato, un connubio perfetto tra montagna e mare, tra sviluppo e conservazione, tra tradizioni e modernità, tutto sembra in equilibrio, per non usare l'abusata parola "sostenibile". E' una terra per molti aspetti ancora incontaminata: le aspre montagne del Supramonte con le sue gole profonde, gli anfratti, gli altopiani selvaggi e struggenti, la costa strapiombante del golfo di Orosei e del capo Monte Santo,  gli oltre quaranta chilometri di spiagge contornate da rigogliose pinete.
Il paesaggio naturale si fonde poi con il paesaggio emotivo di questa terra antica, dove le persone vivono in gran quantità fino ai cento anni e dove anche gli olivastri sono millenari.

"Il nome di Ogugliastra , cambiato oggi in quello di Ogliastra, non deriva come si potrebbe credere dall'olivo selvatico (olivastro) che abbonda nell'isola, né infine dall'olio che se ne estrae; fu dato alla provincia in relazione a una pietra detta dai marinai Aguglia o semplicemente Guglia, che si trova in riva al mare, un po' a nord della chiesa di Santa Maria Navarrese, sotto il Monte Santo, prima di arrivare al capo omonimo. Questa specie d'obelisco è formato da un grande blocco della stessa roccia calcarea che costituisce la massa principale del Monte Santo; più lontano al di là del capo, si vede emergere un altro scoglio del tutto simile al precedente e ugualmente bagnato dal mare"

La Marmora Alberto, Itinerario dell'isola di Sardegna, Torino 1860

"Ollastra od Ogliastra, dipartimento del Regno di Sardegna, sopra il Tirreno, nella pendice orientale della gran massa dé monti Iliaci o della Barbagia. Il vero nome di questa regione è Agugliastra da una rupe sporgente sulle prime acque in figura piramidale acuta, la quale perché a'navigatori era un segno di molta distinzione, fu presa a indicare il litorale e le terre prossime"

Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna


Il tratto di mare da Pedra Longa ad Arbatax, con la visita alla splendida isola delle Rose o isola Manna detta più semplicemente isola dell'Ogliastra, è stata la meta della nostra ultima escursione in kayak, di circa 25 km, il 28 luglio 2017.

La guglia menzionata dai testi storici oggi prende il nome di Pedra Longa ed è una delle attrazioni della costa ogliastrina nel tratto da Arbatax al capo di Monte Santo che chiude, a sud, il più famoso e frequentato golfo di Orosei. Pedra Longa si erge a perpendicolo sul mare per 128 metri, un campanile come se ne trovano solo sulle Alpi, costituito da un solo blocco di roccia calcarea e dolomitica, dell' età mesozoica, che il carsismo ha modellato nelle forme attuali.
L'isolotto dell'Ogliastra, di fronte alla spiaggia di Santa Maria Navarrese, comune di Baunei, è una splendida massa di granito porfirico rosa alta 47 metri ed estesa oltre 10 ettari. Si trova a poca distanza sia da Arbatax che da Santa Maria Navarrese, da questa si raggiunge con una traversata di circa 2 km. Nelle numerose calette dell'isolotto si trovano splendide rocce zoomorfe, vere e proprie sculture naturali, modellate dal vento, dalla pioggia e dal moto ondoso del mare. Sulla parte più alta dell'isola, invece, si trova la statua della Madonna dell'Ogliastra, opera dello scultore contemporaneo Pinuccio Sciola. L'entroterra dell'isolotto è coperto da una rigogliosa vegetazione, ricca di olivastri, euforbie, fichi d'india e di innumerevoli cespugli che arrivano fino alla riva del mare che sprigionano gli inconfondibili profumi della macchia mediterranea. L'isolotto è anche dimora di interessanti specie di uccelli: gabbiani reali, marangoni, berte e gabbiani corsi. Quest'ultimi, cibandosi di pesce freschissimo, sono noti perché stabiliscono come proprio habitat unicamente i luoghi incontaminati: la loro presenza è una conferma dell'integrità ambientale dell'isola. le cui acque, di un azzurro intenso su un fondale roccioso, sono splendide per snorkeling e immersioni. Oltre all'isola principale, fanno da consorelle due piccole isoline minori e una nutrita schiera di "formiche", piccoli scogli che la cingono come corone. Nel mezzo dell'isola principale, sulla costa est, c'è una bella piccola baia dove sorge un piccolo rudere in pietra il cui uso non sono riuscito a decifrare, forse l'estremo rifugio di un eremita.

Il tratto di costa tra Santa Maria Navarrese ed Arbatax si caratterizza per 8 km di spiaggia costeggiata da una bella pineta senza soluzione di continuità, solo nei primissimi tratti vicino ai due paesi le spiagge sono relativamente frequentate da un turismo comunque mai invadente e cafone. In questi tratti si trovano diversi piccoli baretti e taverne in stile greco. Ma basta allontanarsi di poche centinaia di metri e le spiagge diventano deserte, soprattutto nel tratto verso lo stagno di Tortolì. Lo scenario è quasi caraibico..anzi..sardo!!!
Ma l'Ogliastra è anche montagna, altopiano, dirupo, picco, un territorio ancestrale, antichissimo, a volte misterioso: le sue domus de janas, case delle fate, come poeticamente vengono qui chiamate le necropoli preistoriche, le tombe dei giganti dai massi ciclopici, i nuraghi mi fanno pensare ad Atlantide, a Mu il continente perduto, al regno sotterraneo di Agharti. Poi le torri, saracene e pisane, gli alberi millenari, veri e propri monumenti della natura come quelli di S. Maria Navarrese, e ancora le forre, come Su Sterru, un buco spaventevole di 25 metri di diametro e profondo 280, i canyons profondissimi come Su Gorropu, ma anche limpide fonti e pascoli armoniosi con i caratteristici ovili immersi nella macchia tra ginepri e olivastri. 
Noi, lasciati i kayak in secco, abbiamo percorso il trekking che dal Golgo, Supramonte di Baunei, scende, con un  dislivello di circa 500 metri, lungo il Bacu Goloritzè, fino all'omonima caletta, dichiarata monumento naturale nazionale e contraddistinta dall'aguglia Caroddi un monolite scalato per la prima volta da Manolo nel 1981. La spiaggetta è candida, incastonata tra le rocce, il mare è da urlo impreziosito da un arco di roccia. Qui i barconi del turismo "tutto compreso" e i gommoni arroganti non possono sbarcare ed è un paradiso, da conquistare solo faticando...
 un pericoloso elemento dell'Anonima Sequestri
 patriarca..
 Cita sarda, specie endemica dell'Ogliastra
 capre climbers
ancora capre sul 6° grado
 l'aguglia di punta Caroddi scalata nel 1981 da Manolo in libera
 benvenuti in Paradiso...

"Passavamo sulla terra leggeri come acqua, disse Antonio Setzu, come acqua che scorre, salta giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia tra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i  monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta.
A parte la follia di ucciderci l'un l'altro per motivi irrilevanti, eravamo felici.
Le piante e le paludi erano fertili, i monti ricchi di pascolo e fonti. Il cibo non mancava neppure negli anni di carestia. Facevamo un vino color del sangue, dolce al palato e portatore di sogni allegri. Nel settimo giorno del mese del vento che piega le querce incontravamo tutte le genti attorno alla fonte sacra e per sette giorni e sette notti mangiavamo, bevevamo, cantavamo e danzavamo in onore di Is.
Cantare, suonare, danzare, coltivare, raccogliere, mungere, intagliare, fondere, uccidere, morire, cantare, suonare, danzare, era la nostra vita.
Eravamo felici, a parte ucciderci l'un l'altro per motivi irrilevanti."

Sergio Atzeni - Passavamo sulla terra leggeri - Edizioni Ilisso, Biblioteca Sarda.