L'isola non trovata

....appare, a volte, avvolta di foschia, magica e bella, ma se il pilota avanza su mari misteriosi è già volata via, tingendosi d'azzurro, color di lontananza...

Il blog è il diario delle mie escursioni in kayak: da solo, con mia moglie o con vecchi e nuovi amici...perchè quando sono stufo delle autorità costituite prendo il largo e me ne vado in posti bellissimi e in altre storie...

domenica 3 novembre 2013

Just a step from heaven


Il mare è insolito, diverso, come non l'avevo mai visto.
Lattiginoso, calmissimo, oleoso.
Il kayak fila via veloce, leggero, senza sforzo.
I colori del sotto e del sopra variano tra l'azzurrino tenue, il bianco e tutte le tonalità del grigio.
Il cielo è costellato da piccole nuvole, branchi di pecorelle azzurrognole dalle quali escono raggi di luce bianca, a volte accecante.
I raggi rifrangono sull'acqua, si scompongono, esplodono in miliardi di piccoli diamanti che brillano riflettendo la luce.
Tutto d'intorno il silenzio assoluto, solo il lieve sciabordio delle pagaie sull'acqua.
Sono immerso in questa strana luce che non ho mai avuto occasione di vedere, la sorgente di questo misterioso chiarore è ora abbastanza bassa sull'orizzonte.
E mi chiama. Non so come ma mi sta chiamando.
Non ci riesco, non ce la faccio a fermarmi, mi sento come Ulisse con le sirene, vorrei avere le mani legate e gli occhi bendati, è come una calamita che mi fa puntare la prua del kayak verso il largo e mi metto a pagaiare, lentamente, verso la sorgente di luce.
E mi scopro a pensare che non ho viveri, non ho acqua, non ho razzi di segnalazione.
E che non me ne frega niente.
Mi sto perdendo in un'altra dimensione e non mi dispiace
Nella mente mi ronza continuamente una vecchia canzone di Roger Hodgson:
......Leave me out on this lonely road , As the wind begins to howl.......
Il tempo non esiste più.
Non esiste il passato, non esiste il futuro, non ci sono ansie e preoccupazioni, tutto è in armonia.
Sto bene, molto bene.
Sono felice.

Ad un passo dal paradiso.

sabato 26 ottobre 2013

Dove il vento grida più forte

Soundofkayak segnala questo libro "Dove il vento grida più forte" di Robert Peroni, altoatesino di Bolzano, alpinista estremo degli anni 70 e 80 membro del team "Sector no limits" che ha deciso di vivere, ormai da trent'anni, con gli Inuit della Groenlandia orientale in un paese, Tasiilaq, che conta duemila anime e che resta isolato per nove mesi all'anno.

Peroni, a quarant'anni, dopo una lunga carriera di scalate ed esplorazioni estreme, entra in una sorta di crisi esistenziale e non riesce più ad accettare di essere al servizio di sponsor, per quanto danarosi e disposti a pagare bene, sempre più esigenti e alla ricerca di imprese sempre più ardite e rischiose, con il solo obiettivo di vendere prodotti commerciali.
Peroni non si sente più un esploratore ma un piazzista.
Proprio in uno dei suoi ultimi contratti viene spedito in Groenlandia per tentare l'impresa di sopravvivere ed esplorare a piedi per almeno 400 km il gelido altopiano Groenlandese.
Ed è proprio in questa occasione che Peroni incontra per la prima volta nella sua vita il popolo Inuit.
E rimane sbalordito, incantato e affascinato da questo popolo, tollerante, accogliente, sempre sorridente nonostante un'esistenza difficilissima in uno dei posti più inospitali della terra, che in quattro mila anni di storia non ha mai fatto una guerra.
Dopo diversi viaggi tra Europa e Groenlandia decide di rimanere e stabilirsi a Tasiilaq per aiutare i giovani Inuit in preda alla disperazione causata da una modernità che non comprendono e che ha fatto loro perdere il senso della vita e li conduce all'alcolismo e al suicidio.
Con il divieto della caccia alla foca imposto dall'Unione Europea, a seguito delle pressioni del mondo ambientalista, gli Inuit, popolo di cacciatori, entrano in una crisi irreversibile, non capiscono il divieto, non comprendono quale male stiano facendo, sono poche migliaia di individui in un'isola grande come venti volte l'Italia, i maschi adulti che da generazioni immemorabili hanno il compito di provvedere al sostentamento della famiglia e del proprio clan mediante la caccia alla foca, perdono d'improvviso il proprio ruolo sociale, si ritrovano inutili e perdono completamente coscienza di se stessi. Altrettanto le donne, la cui occupazione principale era la lavorazioni delle carni e delle pelli degli animali per farne provviste e indumenti.
Là dove non era riuscita una natura estrema, a volte madre ma spesso matrigna, ad estinguere il popolo Inuit sta invece riuscendo la modernità, nonostante il sostentamento alimentare garantito dal governo danese di cui la Groenlandia fa parte.
E così Peroni acquista una casetta di legno, la "casa rossa", la ristruttura e ne fa una centro sociale nei mesi invernali di ascolto e aiuto ai giovani Inuit e un sorta di albergo ecosostenibile per i turisti nel periodo estivo, dove chiama a lavorare i ragazzi Inuit cercando di salvarli dalla disperazione facendoli lavorare come guide turistiche ed escursionistiche.
Nel libro peroni approfondisce la cultura Inuit, il rapporto che questo popolo ha con la natura, lo sciamanesimo, una specie di religione naturale molto poetica e che spesso riesce a spiegare fenomeni che la nostra cultura occidentale non riesce a concepire.
Un libro sincero, vero, molto bello.

lunedì 14 ottobre 2013

Autunno sul lago di Medesano

Veent de segunda risma,
svolza la föja ferma...
veent a cavàll de l'unda
ogni pees lassa che'l funda...

sbroja tüta la matassa,   
quajcoss ciàpa quajcoss làssa...
tira tira drizz el fiil
e pö làssa che'l se rillàssa...

ventu, veent cunt'el pàss balòss   
quell che vöri mea tirum via de dòss
slàrga el fiaa e bùfa in giir i stell,
lassa el to' disegn in sö la mia pell...

tirum via la smàgia
della mia pagüüra
e scancela el pass
de quaand che gira l'ura...

porta via i suspiir
e dàmm indree i suriis
basa la muntagna
cunt i cavej griis....

néta la mia fàcia
néta la mia umbrìa
fàmm una carèzza
prèma de nà via

"Ventanas" di Davide Van De Sfroos

domenica 22 settembre 2013

Greenland paddle: Avatak Nunavik Super Grip

Finalmente è arrivata la mia nuova pagaia Avatak Nunavik Supergrip.
Sono rimasto affascinato, come molti altri, dal legno, dalla storia, dalle emozioni che questo tipo di pagaie sanno trasmettere. Sono il risultato, come il kayak del resto, di migliaia di anni di evoluzione e perfezione da parte dei popoli del grande nord, Inuit e Aleuti.
Per l'uso in mare rispetto alle pagaie europee a pale ortogonali pensate per le competizioni presentano molti vantaggi e qualche svantaggio.
Sono più lente e meno potenti di quelle europee, anche se il modello Nunavik Supergrip, a mio modesto parere, sulle medie e lunghe distanze, potrebbe rimettere in discussione questa tesi, sono però più facili e sicure da utilizzare in presenza di vento forte, permettono una pagaiata molto più morbida e meno affaticante, sono eccezionali nelle manovre e nell'eskimo.
E poi il calore e la vitalità del legno, le vibrazioni delle fibre.....trasmettono sensazioni coinvolgenti di naturalità e armonia con gli elementi.
Sergio di Avatak (www.avatakpagaie.com) mi ha costruito una bella pagaia groenlandese lunga 244 cm x 9 cm di larghezza delle pale, utilizzando svariate essenze di legno: mogano per il manico e le estremità delle pale, cedro rosso come anima centrale e abete rosso per i listelli tra cedro e mogano.
Il tutto perfezionato con una cappuccio di resina alle estremità per salvaguardare le pale dagli urti accidentali e da sette mani di vernice all'acqua trasparente satinata.
Il risultato estetico e cromatico degli accostamenti dei vari tipi di legno è veramente superlativo, e fa di questa pagaia uno splendido oggetto di artigianato tutto italiano.


La pagaia Nunavik in realtà può considerarsi una pagaia aleutina più che groenlandese. La Nunavik infatti presenta una nervatura centrale e due concavità ai lati, particolarmente accentuate in questo modello (Supergrip), tipiche delle pagaie degli antichi abitanti delle isole aleutine, che le utilizzavano per navigare in mare aperto, e spesso molto burrascoso, all'interno del vasto arcipelago situato a sud ovest dell'odierna Alaska.
Questa particolarità costruttiva dovrebbe permettere alla pagaia Nunavik una presa in acqua e una stabilità migliore rispetto alle pagaie groenlandesi con profilo tradizionale.
Dico "dovrebbe" perché questa è la mia prima pagaia Greenland e non ho quindi sufficiente esperienza per poter esprimere giudizi derivanti da un confronto serio. Ho provato la pagaia in lago con acqua assolutamente piatta e mi riservo di esprimere un commento più fondato dopo che l'avrò provata in mare. In ogni caso le prime impressioni sono molto positive, la pagaia spinge forte, mi sentirei di dire quasi come la classica pagaia europea a pale ortogonali, ma con una buona morbidezza e meno sforzo. Ho provato alcuni eskimi e qui è vera goduria, anche non utilizzando la presa "a pala lunga" l'eskimo viene benissimo, lento, quasi al rallentatore, senza strappi.
L'unica nota un po' fastidiosa è l'avvertimento del fenomeno della cavitazione, ovvero il risucchio dell'aria dal movimento della pagaia, che avverto in misura maggiore rispetto alla pagaia europea, ma molto probabilmente ciò è dovuto alla mia inesperienza nell'utilizzo di questo tipo di pagaia, quando imparerò a utilizzarla come si deve riformulerò l'impressione.

mercoledì 18 settembre 2013

Nelida's song

Questa poesia ben incarna lo spirito di soundofkayak esprimendo in modo perfetto l'incanto dell'incedere in kayak:

Pagaiate leggere sul mare calmo
all’alba di un intenso giorno di gioia

sul livello dell’acqua fiorita
segni di cerchi concentrici
isole comunicanti della mia vita

compagni di viaggio gabbiani vocianti
e argentei latterini saltellanti a dritta

verso castelli di principi fucilati
principesse impazzite d’amore
e dame bianche annegate di disperazione

la vasca infinita di splendidi riflessi solari
mi riempie i polmoni d’amore salato

di castello in castello remando
tra collane di mitili appesi su botti galleggianti
m’infilo rigonfia d’immagini tridimensionali

a livello del mare attraverso rocce di calcare
e sullo sfondo ancora cime di montagne imbiancate

"In canoa" di Nelida Ukmar

sabato 14 settembre 2013

Cercando Byron: Portovenere, Palmaria, Tino e Tinetto

George Byron diceva "io non amo l'uomo di meno, ma la natura di più".
Come non essere d'accordo con lui navigando a Portovenere, dove la natura si sposa splendidamente con l'architettura e i segni del passato dell'uomo.
Oggi un'altra grande pagaiata in uno dei luoghi più belli della riviera ligure, Portovenere e le sue isole.
Con gli amici del Cus Parma Canoe & Kayak ci siamo imbarcati a mezzogiorno dalla spiaggetta all'estremità est del golfo, pagaiando lungo il canale che separa Portovenere dall'isola della Palmaria, e doppiando il capo su cui sorge la splendida chiesetta, siamo arrivati alla grotta dedicata a Lord Byron, proprio da questi luoghi il poeta, tra un aforisma e l'altro, partiva per le sue lunghe nuotate verso Tellaro e il golfo dei poeti.
Dalla grotta di Byron abbiamo attraversato l'imboccatura del canale, schivando yatch, motoscafi e barche a motore di tuti i tipi e dimensioni, che pare facciano a gara a chi alza l'onda più grande, e navigando lungo la costa occidentale della Palmaria siamo arrivati, ed entrati con i kayak, alla grotta azzurra, chiamata così per lo splendido colore che l'acqua assume quando illuminata dal sole. A questo punto il gruppo si è diviso e con Andrea e Chiara abbiamo proseguito lungo le strapiombanti falesie per la circumnavigazione completa della Palmaria.
Ma Andrea aveva voglia di orizzonti lontani e arrivati alla fine della costa ovest invece di virare tira dritto:
"Max cosa ne dici di andare un po' più in là ?..." E siamo arrivati all'isola del Tino
"Max ormai che siamo qui perché non....." E siamo arrivati all'isolotto del Tinetto"
"Max una foto alla madonnina non possiamo non farla..." E siamo arrivati alla Fulgida Stella Maris"
"Andrea guarda che oltre c'è solo la Corsica e ormai è tardi non arriveremmo mai per cena".
E così, a malincuore, abbiamo virato a sinistra e costeggiato a sud sud/est il Tinetto, con il suo faro di mattoni rossi, e il Tino con le sue falesie e i resti di bunker militari, di nuovo in direzione della Palmaria.
I natanti motorizzati non si danno per vinti e cercano di affondarci con ogni mezzo, ma oggi siamo un trio inarrestabile, nulla ci può fermare, soprattutto Chiara, fortissima, che ha tenuto il nostro ritmo pur avendo il puntapiedi difettoso che non le permette di spingere forte (e meno male !!!)
La costa orientale della Palmaria è costellata da una miriade di barche all'ancora, decine e decine di costosissimi yatch e motoscafi cabinati ancorati a pochi metri l'uno dall'altro in cerca di.....casino ?!!
Qui il paradigma dell'imbarbarimento italico contemporaneo si manifesta in modo evidente e significativo.
Ma dico io, ti compri una barca dal costo di svariate decine di migliaia di euro, per non dire centinaia, e che fai, invece di navigare verso infiniti orizzonti, vai ad infilarti nel mucchio (assai poco selvaggio) a poche decine di metri dalla costa ?  hai nostalgia della ressa da centro commerciale ? dell'ingorgo da traffico di tangenziale ? O vuoi far vedere che ti sei "fatto" la barca ?
Che non sai portare, che non sai capire, che non sai godere.
E così in breve, slalomando tra gli idioti, arriviamo alla spiaggetta dove ci stanno aspettando Marco e gli altri, bagno e spuntino e riprendiamo a pagaiare verso il punto di partenza.
Ma Andrea non ne ha abbastanza
"Max e se ci prendessimo un caffè alle Grazie..?" E così acceleriamo, Chiara ci segue senza tentennamenti, gli altri ci mandano a quel paese e tornano alle macchine, ma noi sfidiamo le petroliere e puntiamo verso il mare aperto..........

La chiesetta di Portovenere 
Bellezze paesaggistiche 
Grotta di Byron 
Alla grotta di Byron 
Castello di Portovenere
Marco entra in grotta
Andrea che mi fotografa mentre io fotografo lui
Grotta azzurra
Chiara alla grotta azzurra 
Pagaiata sincronizzata 
Falesie
Navigando verso il Tino
Il Tino
Falesie del Tino
Boa segnalatore al Tino
Scogli tra il Tino e il Tinetto 
Andrea sotto il faro del Tinetto 
Andrea alla Fulgida Stella Maris 
 Verso il mare aperto
 
 
 
 

lunedì 2 settembre 2013

This must be the roll


Greg Schwarz greenland style rolling in Moreton Bay in winter, Australia.

In kayak per navigare
giocare
danzare
respirare

Arrivederci Fratello Mare

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po' della tua ghiaia
un po' del tuo sale azzurro
un po' della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino mare
eccoci con un po' più di speranza
eccoci con un po' più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.


Nazim Hikmet

giovedì 29 agosto 2013

Kayak estremo a Deception Pass, Washington State U.S.

Searching for peace of mind
I took off for the woods
Lost in the forest
Can't find my way home
Can't feel your love
Lost and all alone
It's not so bad
It's not so bad
When your on top of
Deception Pass
Lost track
Of my path
On Deception Pass
 
Mudhoney

lunedì 26 agosto 2013

C'è un boa nella canoa

Età indefinita e non dichiarata, probabilmente ben oltre la sessantina.
Piccolino, assolutamente glabro, orecchie a punta, occhietti profondi e vispi allo stesso tempo, che diventano indemoniati quando parla di sesso.
Sembra un diavolo
E invece è un Angelo
Una vita da musicista professionista prima sulle navi da crociera e poi a suonare il liscio su e giù per la pianura padana, i drums per lui non hanno segreti.
D'estate, tutti i giorni, lo puoi incontrare al laghetto dove abbiamo la base nautica e i container con i kayak, sempre pronto e disponibile ad aiutarti, a darti consigli, a spendere una parola di incoraggiamento se non ti viene l'eskimo.
Sempre allegro dispensa buonumore e scherza con tutti, amici e semplici sconosciuti, senza mai diventare invadente, con il tono giusto di chi oltre alle scale della musica conosce le scale della vita.
Quando al laghetto compare una bella topa la corteggia delicatamente, con allegria e dolcezza, si esibisce come un Pierrot d'altri tempi.
E tutte, anche se non lo ammetteranno mai, si innamorano di lui.
Non è un Adone ma quante morose avrà conquistato sulle navi !!!
A volte, se ha passato i postumi della sbornia della sera prima, piroetta nel lago esibendosi in appoggi continui, eskimi, agganci, altre volte invece, se il sangue è ancora un po' etilico, gonfia il materassino e si addormenta sulle rive o in mezzo al lago.
Spesso alla sera tardi lo puoi trovare ancora lì a far bisboccia in compagnia, ma non chiedergli di suonare, ha promesso a se stesso di non suonare più per nessuno.
Chi ha detto che gli Angeli non esistono ?

domenica 25 agosto 2013

Quando tutto ebbe inizio....storia di una passione



Il BG AM3 il mio primo kayak
La dipendenza iniziò circa due anni fa quando più per gioco che per convinzione mi comprai una canoa gonfiabile della Sevylor da portare nel giro del Peloponneso che mi accingevo a fare con la famiglia. Era l'estate del 2011. Ben presto il gonfiabile si bucò ma quel poco di utilizzo aprì una crepa nella mia mente, percepii e vidi balenare mondi e prospettive completamente inesplorate. Del resto nulla da stupirsi, dopo aver praticato per anni l'escursionismo in montagna, il godere dell'altro elemento, l'acqua, era perfettamente in linea con il mio modo di intendere la vita, immerso nella natura. Da lì a passare a kayak seri fu molto rapido, dapprima i Rainbow Oasis 4,25 del circolo canoisti di cui sono socio, poi il veemente desiderio di acquistare un kayak tutto mio mi spinse ad acquistare un kayak in vetroresina della BG canoe, poi rivenduto causa lo scarso volume dello stesso, non adatto alla mia corporatura e peso, e poi l'attuale godibilissimo Rainbow Laser 515.
Lo scivolare sull'acqua in silenzio, spinto solo dalla propria forza muscolare, arrivare là dove arrivano costosissimi yatch a motore, l'ebbrezza di navigare nel vento inclinando il kayak sulle onde, esplorare le coste tra gli scogli a pelo d'acqua mi regala sensazioni impagabili e un forte senso di armonia con l'ambiente che mi circonda.
E la voglia di una dose di pagaiata almeno settimanale cresce giorno dopo giorno
E per un padano come me è una tortura
E la bramosia per un altro kayak da aggiungere al Laser, per un'altra pagaia da affiancare alla Azzali si fa incontrollabile.
Spero che la moglie mi guarisca prima di rimanere in mutande..............



sabato 24 agosto 2013

Periplo del lago d'Idro



Il 16 agosto gran bella pagaiata con l'amico Paolo: periplo completo del Lago d'Idro circa 25 km per 4 ore esclusa sosta per bagno e pranzo. Spiaggette con poca gente pur se ferragosto, paesaggio splendido, molti camping con bar-ristorante per ristoro, quasi nessuna barca a motore. Nel pomeriggio si è alzato il vento facendoci rallentare l'andatura ma anche godere di ondine corte di 40/50 cm. molto divertenti, tanti windsurf e kitesurf per lo più tedeschi. Molto consigliato, così come consiglio agli eventuali ripetitori di imbarcarsi alla frazione di Lamprate ad inizio lago vicino Idro, parcheggio gratis a 4 metri dalla spiaggetta con baretto annesso.
Very good trip!!

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