L'isola non trovata

....appare, a volte, avvolta di foschia, magica e bella, ma se il pilota avanza su mari misteriosi è già volata via, tingendosi d'azzurro, color di lontananza...

Il blog è il diario delle mie escursioni in kayak: da solo, con mia moglie o con vecchi e nuovi amici...perchè quando sono stufo delle autorità costituite prendo il largo e me ne vado in posti bellissimi e in altre storie...

giovedì 12 giugno 2014

Vogalonga 2014

"La Vogalonga è un atto d’amore per Venezia e l’acqua che la circonda, per la sua laguna e le sue isole, per la voga e le sue barche e mantiene nel tempo il fine per cui è nata: diffondere la conoscenza e il consapevole rispetto della natura e della cultura della nostra città.
La Vogalonga è una festa per tutto il popolo del remo ed è oggi, come al suo nascere, una testimonianza pacifica contro il moto ondoso, pericolo per la città e la laguna." 

Così recita l'home page del sito ufficiale della manifestazione.
Aggiungerei anche che è una testimonianza pacifica contro gli "inchini" delle grandi navi da crociera troppo troppo vicino alle fragili fondamenta di una delle città più belle e affascinanti del mondo, patrimonio dell'umanità intera.
Dopo mesi che l'aspettavamo siamo partiti, così, venerdì 7 giugno alle 13,00, un po' alla chetichella, fa molto caldo, ma siamo anche molto decisi. Arriviamo al campeggio di Fusine alle foci del Brenta nei dintorni di Mestre, piantiamo la tenda in 10 minuti in una zona riservata ad un gruppo di sloveni, ma lo scopriremo solo più tardi e ormai la tenda è montata. Di corsa riprendiamo l'auto e ci precipitiamo al parcheggio del Tronchetto, lasciamo giù l'auto, prendiamo il primo vaporetto per Rialto e corriamo alla sede del comitato organizzatore per ritirare il pettorale con il numero e formalizzare l'iscrizione.
Ci accolgono due volontarie stravolte ma molto gentili: i numeri da giocarci poi al lotto sono 314 per me e 1436 per Andrea. Finalmente possiamo rallentare e goderci la vigilia ritornando lentamente a piedi verso il Tronchetto, tra giapponesi, inglesi, francesi, americani insomma la solità variegata turistica umanità che assedia Venezia tutti i giorni dell'anno a tutte le ore del giorno. Ci sono nei canali già parecchie barche che provano la coordinazione degli equipaggi e la rispondenza agli ordini dei timonieri, ci sono anche molti kayak che lasciano presagire lo spettacolo del giorno dopo.
Torniamo al campeggio e constatiamo che la tenda è ancora in piedi e degli sloveni nessuna traccia: molto bene non avremmo avuto la forza e la voglia di sbaraccare e trovarci un altro angolo in un campeggio pieno fino all'inverosimile. Ci accorgiamo infatti che siamo quasi gli unici italiani letteralmente circondati da tedeschi, francesi, olandesi, danesi. Ci godiamo una sacrosanta doccia ma poi per la pizza ci vuole oltre un 'ora di attesa, così optiamo per una lasagna con un piatto di verdure miste, poi ci spariamo sotto i sacchi a pelo per cercare di chiudere occhio in vista della faticaccia del giorno dopo.
Invece comincia la lunga notte del condor: prima un gruppo di soliti tedeschi fa baldoria fino a mezzanotte, poi un trombettiere francese del menga suona la Marsiglierse, ancora alle 4,30 del mattino milioni di uccelli cominciano tutti insieme simultaneamente e appassionatamente a cantare, infine sempre il solito trombettiere alle 5,00 suona la sveglia militare pa pa parappapà pà. Per poco non gli infiliamo la tromba in un posto anch'esso adatto a suonarla....ma va bè ormai è andata, via si fa colazione e si parte per il Tronchetto dove arriviamo in circa 20 minuti. Qui già si formano le code per mettere le barche in acqua, con qualche fraterna sgomitata riusciamo ad imbarcarci: sono le 8,15, la partenza è fissata per le 9,00 alla Punta della Dogana alla fine del Canale della Giudecca.
Quando, dopo una mezzoretta, arriviamo all'incrocio tra il Canal Grande e il Canale della Giudecca lo spettacolo è grandioso: centinaia forse migliaia di barche (scopriremo da lì a poco che sono 2.100 con 8.000 rematori) di tutti i tipi: dragon boat, iole, vipere, gondole, sandoli, caorline, peate, mascarete, pupparini e soprattutto centinaia di seakayak, fantastico. La temperatura è intorno ai 32 gradi l'umidità è dell'80% si suda a star fermi.
Alle 9,00 il momento più emozionante: l'alzaremi al grido di "viva Venezia viva San Marco" e poi il colpo di cannone al suono del quale le migliaia di imbarcazioni partono simultaneamente in avanti, quelle con i rematori più numerosi al ritmo cadenzato dei tamburi dei prorieri: tum tum tum.
E' uno spettacolo da brividi, siamo incantati.
E' una scena ancestrale, fantastica, senza tempo, sembra di essere catapultati in un'altra dimensione.
E poi le bandiere: spagnole, francesi, tesdesche, inglesi, rematori di mezzo mondo. Spiccano soprattutto gli equipaggi femminili, uno molto grazioso di olandesi e un altro molto appariscente di ragazze inglesi tutte vestite di fucsia: le "Sisterhood" di Middleton.....oh yes...!!
Lo storico percorso si dipana sotto le nostre pagaie: Vignole, Sant’Erasmo, Burano, Mazzorbo, Murano, un unico fiume di barche colorate, allegre, spiritose, occorre fare attenzione con i kayak alle barche grandi, dove alcuni equipaggi non perfettamente coordinati, rischiano di investirci da dietro. A Burano uno di questi barconi sale inavvertitamente sulla coda di un kayak facendolo impennare con il povero "collega", terrorrizzato, che roteava la pagaia in aria cercando di togliersi da lì, una scena tragicomica.
A Murano ci fermiamo una ventina di minuti per mangiare un paio di barrette e bere acqua con Polase e Gatorade: unica sosta dell'intera giornata.
Infine arriviamo a Venezia entrando nel canale di Cannaregio dove, al ponte Tre Archi si crea un gigantesco ingorgo con le barche incastrate l'una sull'altra, i sommozzatori in acqua  pronti a soccorrere gli eventuali "uomini in mare" e la polizia con i gommoni a dirigere il traffico. Dopo una mezzora abbondante di vero e proprio casino, con qualche apprensione riousciamo a passare sotto il ponte e a dirigerci verso il Canal Grande e dopo circa 34 km dal Tronchetto, arriviamo al punto di partenza dove ritiriamo il diploma di partecipazione e la medaglia ricordo.
Lentamente gustando ancora gli ultimi momenti della giornata, cotti dal sole e assetati, per canali secondari percorriamo i restanti 3/4 km  per tornare al punto di imbarco.
Questa straordinaria città vista dall'acqua dei suoi canali, dalla sua laguna, in una giornata dove è vietato il traffico motorizzato, assume una dimensione molto più autentica e vera di quella che si percepisce nelle vie e nelle piazze inondate da giap con le nikon e dall'indistinta orda turistica che tutto divora e tutto dimentica.

Forse dovrebbe essere sempre così: la Vogalonga la normalità, il caos motorizzato l'eccezione.

"......leone di San Marco, leone del profeta
ad est di Creta corre il tuo vangelo
si staglia contro il cielo
il tuo simbolo strano
la spada e non il libro hai nella mano..."

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